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Asinara salatura a mano 1960 (hendel)

Vincenzo Denofrio il “casaro”

Qualora ve ne fosse la possibilità proporrei, per Vincenzo, il titolo “ad honorem” di “Casaro”.

Il “casaro” moderno lavora il latte per ottenerne formaggio, nel rispetto delle antiche tradizioni, o con l’utilizzo di nuove tecnologie, usando coadiuvanti come i fermenti lattici ed il caglio, occupandosi anche della preparazione dei prodotti “freschi” come lo yogurt e la ricotta.
Nel profilo professionale del casaro rientra la pesatura del latte, l’aggiunta del caglio, la messa in forma, la scrematura, la produzione del burro, la cura dorante la stagionatura del formaggio.

Asinara - antica lavorazione del formaggio

Asinara – antica lavorazione del formaggio

Una volta, chi occupava questa qualifica professionale, costituiva un riferimento autorevole per tutto il paese poiché era ritenuto quasi uno stregone, era ciè colui che riusciva a trasformare un liquido (il latte) in un solido commestibile e squisito come il formaggio.

Ma Vincenzo Denofrio, l’ex Appuntato di Polizia Penitenziaria, (n. Sassari 04.01.45) oggi felicemente pensionato è qualcosa di più. Egli è rimasto profondamente appassionato per il suo lavoro ed è stato (ed è ancora) in grado di svolgere al meglio ogni attività in cui si applica.

Si tenga presente che l’attività di Agronomo occupava totalmente la mia giornata e restava pochissimo tempo, che era insufficiente per spiegare a chicchessia le tecnologie casearie.
A volte appena mi recavo in ufficio c’era qualche evenienza imprevista che mi obbligava a cambiare programma, allora avevo preso l’abitudine di recarmi al caseificio ogni mattina, all’inizio della giornata ed in quelle occasioni, verificavo che non mancasse nulla sopratutto nell’igiene e nella pulizia dei locali e delle persone, si controllavano tutte le procedure e, se si presentava un problema, consigliavo le modifiche per raggiungere il risultato ottimale, poi ogni tanto, quando il tempo si riduceva ulteriormente allora un biglietto ricordava, a tutti, i passi necessari da eseguire, ma nulla di più.

Faccio queste affermazioni perchè sia Vincenzo Denofrio, che le persone che con lui lavoravano nel Caseificio di cui ricordo ancora i nomi, Puggioni G, Mereu F., Fania A, Mereu. P, hanno sempre dovuto aguzzare l’ingegno e le orecchie per captare le informazioni loro necessarie, ma riuscivano a svolgere il lavoro in modo egregio

                                                  ed erano veramente bravi!

ognuno nel proprio ruolo differente.

Purtroppo, per la fretta che era una costante della mia attività, non ebbi mai l’occasione di dirlo agli interessati, compreso Vincenzo ed oggi, a distanza di tantissimi anni, mi permetto di scriverlo per ringraziarli tutti, in modo sincero e perché resti a futura memoria.

Ve lo mostro, Vincenzo, in una foto del dicembre 1985 dopo una battuta per la cattura dei mufloni, animali che vennero catturati più volte per diminuire il carico sulle zone di pascolo e che furono rilasciati in varie zone della Sardegna ad opera dell’Azienda Foreste Demaniali (ora Forestas).

Vincenzo e mufloneVincenzo partecipava, ad esempio, alle battute per la cattura degli ungulati ed in quel caso lo si poteva veder correre, con l’agilità di un muflone, sugli impervii graniti di Stretti, per “alzare” il branco più consistente ed indirizzare il più alto numero di capi verso il punto ove erano state piazzate le reti di cattura.
Ricordo ancora che si partiva da Cala d’Oliva, molto prima del sorgere del sole, alle 04,30 perchè alle 5,30, ancora con il buio, bisognava essere già in posizione per dare inizio alla battuta.
Partecipavano alla cattura circa quindici – venti detenuti, una decina di agenti quasi tutte le guardie a cavallo in servizio nell’isola.
Quando i mufloni, precedendo i battitori, impegnavano il recinto era necessario rapidamente entrarvi, in gran numero, per immobilizzare tutti gli animali, prima che si potessero fare del male, urtando contro i paletti di sostegno delle reti alte 3 metri.
Gli animali catturati venivano portati a Cala d’Oliva “all’orto di Paonessa” in una stalla appositamente predisposta in cui, successivamente, erano accuratamente visitati dal veterinario convenzionato il Dr. Antonio Monti di Alghero e mantenuti, fino al carico nelle casse apposite dell’Azienda Foreste Demaniali, per il viaggio  sulla Motonave Gennaro Cantiello, verso la destinazione di ripopolamento.

Mufloni (Ovis Musimon)

Nell’arco degli anni di servizio all’Asinara la Direzione predisposte, con cadenza biennale, tre catture di mufloni ottenendo numeri consistenti, il prelievo, purtroppo fu in misura sempre decrescente, in ragione della complessità delle operazioni.

Le catture erano finalizzate:
– al controllo dello stato di salute dei mufloni,
– a diminuire il numero di capi dei branchi,
– a ridurre le periodiche morie che regolavano naturalmente le consistenze,
– a procedere nell’intento di rendere accettabile la pressione del carico di bestiame dell’azienda agrozootecnica sul territorio isolano.

Battute al muflone

data                femmine        maschi         totale

12.12.1985       30                 19                    49
02.02.1987       28                 12                    40
27.09.1989       01                 00                    01

per un totale di 90 capi ceduti, tramite una Convenzione stipulata con l’Azienda Foreste Demaniali di Sassari  che procedette al ripopolamento di varie zone della Sardegna (Su Filigosu – Monte Limbara – Monte Olia).


Ricordo che, successivamente alla cessione, le famiglie dei detenuti provenienti dai territori dove erano stati liberati riferivano, ai parenti in visita, lo stato di salute degli animali. Quando poi mi incontravano mi riportavano le notizie ricevute, non senza una punta d’orgoglio e con dovizia di particolari. Questo per dimostrare il loro attaccamento alla terra d’origine e al lavoro che erano chiamati a svolgere.

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Una volta terminata l’attività di servizio, Vincenzo potevi trovarlo con Filippo e Piera al porto di Cala d’Oliva, intento a sistemare i palamiti da gettare a mare, oppure lo scorgevi fra le onde, navigando al largo per catturare, a traina, qualche dentice o orata.

vincenzo solo1

Dedico questo pezzo al carissimo amico Vincenzo Denofrio ed alla sua famiglia.
So che sarà contentissimo di leggere questo articolo, spero ardentemente di aver interpretato correttamente quello che la sua bocca non ha mai detto, ma che i suoi occhi mi raccontano sempre ogni volta che ci incontriamo.

Carlo Hendel

02 maggio 2017

 

 

 

 

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

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