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Bollo-Boe copia

L’aspirazione alla libertà

Quello che segue è il racconto di quei giorni all’Asinara, l’attento lettore vorrà tenere a mente che non si tratta di un “racconto romanzato”,  all’articolo è stata solo conferita una veste più confacente al sito che lo ospita, in luogo di quella “asciutta” che avrebbe dovuto avere, per poter essere prodotto nell’aula di un tribunale.

Nei limiti del possibile, si cercherà di offrire ai lettori ogni elemento necessario a comprendere gli accadimenti, sino al punto che possano farsi un’idea, il più possibile aderente alla realtà, dei fatti accaduti.

La premessa appare doverosa, soprattutto in tutti quei casi in cui si intende riferire di fatti importanti come quello di cui mi accingo a scrivere.

Gli accadimenti, come le azioni, nelle loro sequenze sono reali, le persone però saranno indicate con le loro iniziali (soprattutto i nomi di coloro che NON sono assurti agli onori della cronaca, nel caso dell’agente in servizio si utilizza il suo soprannome).

Voglio infine sottolineare che queste informazioni sono ormai di pubblico dominio, chiunque sfogliando un giornale dell’epoca potrà rintracciarle, ma l’accorgimento dell’anonimato si ritiene necessario poiché, nella maggior parte sono persone, certo non più in attività di servizio, ma tutt’ora viventi e con il loro diritto a non vedere i propri nomi espressamente scritti in un resoconto di questo tipo.

Il protagonista della vicenda non è un individuo in carne ed ossa, ma lo stesso desiderio di raggiungere lo “stato libero”, aspirazione comune a tutti coloro che, a causa delle violazioni della legge commesse, sono ristretti in una prigione, chiusa o aperta.
DIRITTO ALLA FUGA

Anno 1986

Era appena trascorso il mese di agosto 1986, un mese siccitoso, il sole ancora indugiava inclemente sulle teste dei malcapitati che dovevano lavorare all’aperto.

Fuori, nel mondo libero, le spiagge erano ancora affollate di bambini giocavano tranquillamente con la sabbia e l’acqua, sotto l’occhio vigile dei genitori.

Nella Casa di Reclusione dell’Asinara, da sempre in crisi cronica di organico di personale degli Agenti di Custodia (AA.C.) 1), si stava tirando un respiro di sollievo per il trasferimento avvenuto di detenuti di grosso calibro e, come accadeva in queste occasioni, stante la grave, perdurante crisi, erano stati ridotti alcuni posti di servizio, come qualche postazione di sentinella (che richiedeva la copertura totale sulle 24 ore) per smaltire l’enorme arretrato di riposi e recuperi del personale degli AA.C. che non veniva retribuito.

Anche il servizio delle Guardie a cavallo era stato notevolmente ridotto, in modo da utilizzarle per la sostituzione di personale in riposo e recupero.

Si erano lasciate solo quelle che erano necessarie per il lavoro all’esterno e per coloro che erano adibiti alle operazioni agrozootecniche improcastinabili.

POSTI DI SERVIZIO

Sentinelle. Tra i posti di servizio più onerosi,  poiché di difficoltosa praticabilità e perché richiedevano molti agenti per coprire l’arco delle 24 ore, c’erano i punti di osservazione come il “Ponte Radio” posizionato a nord dell’isola, ubicato a breve distanza da Punta della Scomunica (il punto più elevato dell’Asinara con i suoi 408 m s.l.m.) e dipendente dalla Diramazione di Case Bianche (quando fu dismessa la Diramazione di Case Bianche, passò alle dipendenze della Diramazione “Centrale” (di Cala d’Oliva) e quello di Punta Pedra Bianca, a sud-ovest dell’isola, dipendente dalla Diramazione di Fornelli.

Queste due postazioni di vigilanza, come si può dedurre dalla cartina e dall’immagine che seguono, coprono visivamente ed in modo completo il lato ovest dell’isola, consentendo, attraverso l’utilizzo di binocoli, di scorgere, per tempo, qualsiasi imbarcazione intenzionata ad accostare l’isola dalla parte ovest.

punti di vigilanza Dalla scomunica

 

 

 

 

 

 

 

 

Guardia a Cavallo

In altra parte di questo sito è stato ampiamente illustrato il “servizio” assegnato al personale degli Agenti di Custodia (oggi Polizia Penitenziaria),  di “Guardia a Cavallo” specifico per quegli istituti che, insieme al carcere, avevano i compiti di gestione pratica di una piccola o grande Colonia agricola (Mamone, Isili, Is Arenas).

L’agente “comandato” a questo servizio, oltre le incombenze relative alla cura del bestiame e alla raccolta dei prodotti, aveva l’obbligo di visitare periodicamente, nell’arco dell’orario di servizio, le squadre e i singoli detenuti ammessi al lavoro all’esterno delle mura della Diramazione di appartenenza, pastori, mungitori, addetti al caseificio, elettricisti, falegnami, etc.

 

Vignetta del quotidiano "la Nuova Sardegna"

Vignetta del quotidiano “la Nuova Sardegna”

 

Tale attività, oltre che di controllo cadenzato, era di notevole aiuto agli agenti (di norma due) che conducevano al lavoro la squadra poiché garantiva supporto all’agente in caso di situazioni che potevano sempre verificarsi nell’arco dell’orario di lavoro (persone che potevano ferirsi, o che per le ragioni più disparate, creavano occasioni di frizione, risse, etc).

I telefoni cellulari, nell’anno 1986, facevano le loro prime fugaci apparizioni nei negozi ed il loro costo era proibitivo. All’Asinara poi i ripetitori per il “mobile” arrivarono molto dopo e l’apparato radio di servizio, spesso aveva ricetrasmittenti parzialmente fuori servizio per il problema della continua ricarica delle batterie.

accettuolaGli agenti però conducevano nella macchia squadre composte da una ventina di detenuti a cui venivano consegnate seghe, accette e roncole per poter lavorare.

 

Le ore che precedono i fatti

Quel lunedì, 1° settembre 1986, come tutti i giorni della settimana, alle ore 6,30 nella Diramazione di Campo Perdu si stavano già svolgendo le operazioni di routine, senza intoppi, per permettere alle due squadre di taglialegna di iniziare, per tempo, il loro lavoro.

La zona in cui le due squadre avrebbero dovuto trascorrere la giornata di lavoro era il Canalone di S. Antonio, un ampio territorio coperto da fitta vegetazione (macchia mediterranea), in alcuni punti reso quasi inaccessibile dalla fitta vegetazione, per raggiungerlo le due squadre dovevano percorrere, a piedi, all’incirca un chilometro addentrandosi nella macchia, per cui anche la funzione di vigilanza reciproca dei due agenti, non in contatto visivo tra loro e privi di apparati ricetrasmittenti, era notevolmente attenuata dai fattori orografici.

La prima squadra, composta da 16 persone era stata affidata all’Agente di Custodia, nonché Guardia a cavallo G.B.C. con notevole specifica conoscenza sugli equini e sulla loro “doma”, dagli amici soprannominato  “Monzon” per via della (scarsa somiglianza) con il famoso pugile e attore argentino 2).

Di questo primo gruppo in particolare fanno parte alcuni esponenti “dell’anonima sequestri”3).

L'agente di servizio alla prima squadra

L’agente di servizio alla prima squadra

La somiglianza con il pugile argentino

La somiglianza con il pugile argentino

La seconda squadra, composta da 15 persone, quel giorno era stata, dal Capoposto di Campo Perdu il Brig X.C., affidata all’Agente S.A. esperto, come il suo collega, di questo tipo di servizio.

La cronologia degli eventi (rilevazione dagli atti ufficiali)

Ore 14,00

Dopo il tranquillo svolgersi dell’attività di lavoro si verifica l’aggressione di Boe e Duras all’Agente di servizio alla prima squadra, che è tramortito ed immobilizzato mani e piedi con legature di fil di ferro, imbavagliato, silenziato con carta igienica in bocca, con mani e piedi uniti con la cintura dei pantaloni e gettato in un cespuglio.

– Dopo un tempo indefinito l’Agente aggredito riesce a sciogliere la legatura alle caviglie, fatta dai due evasi con fil di ferro, si avvicina all’agente di servizio alla seconda squadra l’Ag.te S.A. che libera le mani del collega del filo di ferro.

– l’Agente Monzon rientrando nella sua Diramazione per dare l’allarme, incontra il detenuto autista del camion al quale dice di essere caduto da cavallo e si fa trasportare al Corpo di Guardia della Diramazione di Campo Perdu.

Ore 14,35

il Capo Diramazione di Campo Perdu, Brig. A.R. informa il Comandante (Cala D’Oliva) Mar. Capo V. P. dell’aggressione subita dall’agente della prima squadra e, a sua volta, comunica al Direttore F.G. l’accaduto e insieme ad un altro Maresciallo degli Agenti di Custodia, responsabile del Settore navale dell’Asinara, M.C. ed una ventina di Agenti degli uffici, si porta a Campo Perdu.

Viene diramato l’allarme, mentre l’agente aggredito, dopo un prima sommaria medicazione nella Diramazione di Campo Perdu, conduce l’App.to G.M., armato, sul luogo dell’aggressione e, con lui, provvede a far rientrare la squadra, nel frattempo giungono sul posto anche gli agenti provenienti da Cala D’Oliva che riaccompagnano la guardia in Diramazione. Lì incontra il Comandante il Direttore ed il Vice Direttore, con il Comandante della stazione Carabinieri dell’Asinara Brig. A.

Ore 15,30

In questo momento si prende cognizione che l’azione dei due detenuti non era una semplice (si fa per dire!) aggressione ad un Agente di Custodia, ma un tentativo di evasione in piena regola e si apprende inoltre che l’agente di servizio con la seconda squadra di boscaioli Ag.te S.A., aveva avvistato un gommone verde con tre, quattro persone a bordo, allontanarsi dall’isola dell’Asinara dalla parte di “Mare grande”.

 Senza nome 2

L’accezione “Mare grande” o “mare di fuori definisce comunemente il tratto di mare posto a ponente dell’isola dell’Asinara, in larga parte quel tratto compreso tra il Faro di Punta Scorno, sino al passaggio di Fornelli, con l’Isola Piana. Quella parte di costa dell’isola è geomorfologicamente costituita in modo pressoché totale da falesie ricche di anfratti, canali e spaccature, intervallate da ampie insenature, parzialmente visibili anche dalla strada che percorre l’isola da sud a nord, con fondali marini che sprofondano a più di 50 metri, anche in vicinanza della costa, che è per il 60/70 % pressoché inaccessibile. Fanno eccezione le zone di Stretti e di Cala di Sgombro di fuori che hanno pareti con altezze relativamente ridotte.

Rapidamente, per quanto “rapidamente” possa essere un termine utilizzabile in questi casi, le postazioni di controllo sulla terraferma, che erano state ridotte vengono ripresidiate da agenti armati: Stretti Cala di Sgombro, Fornelli e Isola Piana, Punta della Scomunica e il Ponte Radio si riattivano.
Si coordina la vigilanza esterna da parte delle Motovedette degli AA.CC. e della Polizia di Stato.

Dalle dichiarazioni dell’Agente aggredito e dal controllo dei detenuti della prima squadra appena rientrati viene la conferma che mancano due persone: Matteo Boe di Lula dell’età di 29 anni, che doveva scontare una consistente pena a 16 anni per i reati commessi nel sequestro di Sara Niccoli (nel 1983) e Salvatore Duras di 25 anni di Villanova Truschedu con una pena per furto etc. che lo avrebbe fatto uscire dal carcere otto anni dopo, nel 1994.

La foto degli evasi comparsa sulla stampa

La foto degli evasi comparsa sulla stampa

Seguono minuti convulsi, seguiti da ore di concitazione, ma in quei minuti e precisamente alle ore 15,30, giunge, via radio, la notizia dell’avvistamento di un gommone verde, simile a quello segnalato dall’agente della seconda squadra, la Motovedetta di servizio intercetta l’imbarcazione.

Gli agenti, poi riferirà il Capo reparto esperto del Gruppo sommozzatori dei Vigili del Fuoco, T.S. chiedono i documenti, di cui sono sprovvisti, quindi i passeggeri del gommone vengono trasbordati sulla pilotina e condotti a Fornelli, insieme al gommone che li precede.

Al porto di Fornelli, via terra si portano il Comandante della Diramazione di Campo Perdu, in grado di riconoscere gli evasi ed un altro graduato, il M.llo A.Q. che, giunti nei pressi del mezzo nautico si accorgono trattarsi di quello dei Sommozzatori dei Vigili del Fuoco e neppure scendono dalla campagnola, facendo rientro immediatamente a Campo Perdu.
Il Capo reparto del gruppo sommozzatori dei Vigili del Fuoco T.S. dichiarerà, successivamente a verbale, che la squadra era adusa a recarsi, per compiere esercitazioni, lungo le coste dell’Asinara normalmente in zona “Cala di Sgombro di fuori”, autorizzati da una comunicazione telefonica al M.llo M.C. Responsabile del Servizio navale degli Agenti di Custodia, ma quel lunedì, in considerazione del leggero mare mosso, avevano deciso di optare per la zona “Cala di Sgombro di dentro” precisamente nei pressi degli isolotti denominati “i Nani” per compiere l’esercitazione.

Localizzazione degli eventi

Localizzazione degli eventi

 Nell’immagine che precede sono stati evidenziati i punti essenziali alla comprensione delle singole posizioni sul terreno ed in mare.

Si è evidenziato (con tratteggio in rosso) il relativamente breve tragitto, che i due evasi hanno percorso prima di raggiungere il punto del probabile incontro con il battello pneumatico che li sottrarrà alla cattura.

Bisogna non dimenticare che i due evasi hanno rispettivamente 25 e 29 anni di età ed un’esperienza ragguardevole di adattamento al territorio barbaricino, uno peraltro è figlio di pastori quindi in grado di orientarsi perfettamente nei territori impervi.

Non è del tutto agevole posizionare le indicazioni in una carta di così ampia portata, il tratteggio giallo indica il percorso del Gommone dei Sommozzatori dei VV.FF. proveniente da “Cala di Sgombro di dentro” (la posizione è approssimativa) e diretto a Stintino, mentre il tratteggio azzurro evidenzia il percorso marino della Motovedetta degli Agenti di Custodia proveniente da nord dell’isola dell’Asinara che ha intercettato il natante dei VV.F. e lo scorta fino al molo di Fornelli.

Le Motovedette degli AA.C. erano in grado di operare con ogni condizione di mare.

Le Motovedette degli AA.C. erano in grado di operare con ogni condizione di mare.

La lunga fase post evasione.

Sull’isola dell’Asinara le ricerche dei due evasi continuarono per lungo tempo con il presidio territoriale dei posti di sentinella, finchè gli inquirenti non ebbero l’assoluta certezza della compiuta evasione.

Sui giornali compariranno le più svariate ipotesi relativamente alle tecniche di fuga utilizzate dai due detenuti, poi quando i giorni e i mesi saranno trascorsi, si affacceranno ipotesi più verosimili, che tengono conto dei seguenti elementi:

– Matteo Boe, qualche giorno prima della fuga, aveva ricevuto la visita della compagna, la ventiseienne Laura M. evidentemente per concordare, in quell’occasione, le ultime modalità di svolgimento del tentativo di evasione.

– La donna aveva preso in affitto ad Olbia il battello pneumatico con un motore in grado di percorrere rapidamente grandi distanze e, agevolata dalle condizioni meteomarine non proprio tranquille, il giorno prima si era avvicinata all’isola costeggiando la falesia lungo il tratto che va dal Faro di Punta Scorno fino all’isola Piana, in questo modo la stessa altezza della falesia, alla sua sinistra, avrebbe impedito ogni avvistamento da terra da parte del personale degli AA.CC.

– Una volta raggiunto il punto precedentemente, concordato e segnalato con una maglietta rossa dal favoreggiatore Enrico Musu. avrebbe atteso l’arrivo dei due fuggiaschi per caricarli sul natante e poi allontanarsi indisturbata, con il veloce battello pneumatico.

Articolo giornalistico 2.9.86 (foto rep)

Articolo giornalistico 2.9.86 (foto rep)

Laura M. aveva conosciuto Matteo Boe da giovanissima, come compagno di corso quando ancora era una studentessa universitaria iscritta alla facoltà di Agraria all’università di Bologna.
Un amore immediatamente saldo che la spinse persino ad aiutarlo ad evadere dal carcere dell’Asinara, dove era detenuto.

Laura M. nascose Matteo Boe fino a quando, nel 1992, non venne scoperto in un albergo in Corsica con tutta la famiglia.

Salvatore Duras venne catturato subito dopo la fuga dall’Asinara (01.01.1987) a Cagliari, processato e condannato a due anni e mezzo.

Si viene a sapere che la fuga è stata favorita internamente da un altro detenuto Enrico Musu di 27 anni, addetto ai cavalli di Campo Perdu, che verrà condannato ad un anno per il favoreggiamento dell’evasione.
Nel 1987 Laura M. venne condannata ad un anno e otto mesi per l’evasione del compagno dall’Asinara (poi chiese ed ottenne la riabilitazione). Con Matteo Boe, dopo la fuga, ha avuto tre figli, la prima Luisa, nata nel 1989, fu uccisa da sconosciuti, con un colpo di fucile a 14 anni nel 2003 mentre era affacciata al balcone di casa nel paesino di Lula.

Matteo Boe viene arrestato a Porto Vecchio in Corsica il 13 ottobre 1992 ed estradato, venne condannato a quattro anni per l’evasione dall’Asinara, poi per

Encomio dell'agente aggredito.

Encomio dell’agente aggredito.

il sequestro del piccolo Farouk Kassam  lo processano nel 1996 – si prende altri vent’anni di carcere. Sconterà gli ultimi sei anni nel Carcere di Opera da dove è stato posto in libertà, dopo aver fruito degli sconti di pena previsti dalla legge, per buona condotta.

Nel carcere milanese di Opera si era dedicato a una delle sue passioni ed un suo disegno (immagine in evidenza) divenne un francobollo per Poste Italiane.

il 25 giugno 2017 Matteo Boe è tornato in libertà ed è rientrato a Lula.

L’agente aggredito il 23 ottobre 1987 ha ricevuto un “Encomio Solenne” dal Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena Niccolò Amato.

Precedenti articoli nel sito:

03.10 2016   “Innocenti evasioni”    Innocenti evasioni

09.10.2016    “Pensieri di sentinella”  Pensieri di sentinella

25.10.2018    “la lunga strada di Zi Peppe”  La lunga strada di Zi Peppe

28.01.2020   “Una drammatica evasione”   di Lorena Piras   Una drammatica evasione

02.03.2020    “Vent’anni per omicidio”         di Lorena Piras Vent’anni per omicidio

08.07.2022   “Sulla coda del fuggiasco”  lib. tratto dall’articolo di Luigi Soriga Sulla coda del fuggiasco

note:
1)  Il Corpo militare degli Agenti di Custodia (AA.C) è stato un corpo militare del Regno d’Italia prima  e della Repubblica Italiana  poi, attivo dal 1890 al 1990 con il compito di mantenere in condizioni di sicurezza le carceri italiane, originariamente ad ordinamento civile, dipendeva dal Ministero dell’Interno e dal 1922  la competenza passò al Ministero di Grazia e Giustizia.  Fu militarizzato nel 1937 e soppresso nel 1990 per essere riformato nel Corpo di Polizia Penitenziaria con ordinamento civile (legge 15 dicembre 1990 n. 395).
2) Carlos Monzon fu campione mondiale dei pesi medi dal 1970 al 77
3) Con questo termine era stata definita “giornalisticamente” l’organizzazione non strutturata di individui dediti a sequestri di persona, assalti e rapine a mano armata, inizialmente reati compiuti in Sardegna, poi rapidamente diffusi in altre regioni italiane, dal 1960 agli anni ’90.

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

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