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Pensieri di sentinella

 

lettera-carlo

Qualche giorno dopo aver pubblicato il pezzo sulle “evasioni” all’Asinara mi è giunta la comunicazione di un Agente della Polizia Penitenziaria che vuole mantenere l’anonimato, eccola.

ciao Carlo,

ho letto l’articolo sulle evasioni, ti faccio i miei complimenti, solo che ritengo necessaria qualche precisazione:

Ho visto che non hai minimamente toccato l’argomento dell’evasione più famosa dall’Asinara (non certo l’unica) e sull’argomento posso affermare che l’evasione di Boe e Duras avvenne in un periodo (01 settembre 1986) di scarsa vigilanza in quanto sull’isola non vi erano presenti detenuti cosiddetti “speciali”.

Infatti accadeva che, nei periodi in cui vi era particolare pericolo, in relazione alla sicurezza interna ed esterna di ogni Diramazione, si dovesse prestare servizio in modo quasi continuo, i riposi ed i congedi, spettanti per legge, venivano accantonati poiché la precedenza l’aveva il servizio.

LE REGOLE NON SCRITTE

Non appena il periodo critico trascorreva e quindi il detenuto, o i detenuti pericolosi erano stati trasferiti in altri istituti, sia per ragioni di giustizia o per motivazioni a noi sconosciute, la Direzione ne approfittava per far fruire al personale i riposi non goduti ed i congedi non concessi.

Questa procedura era ciclicamente usuale e si poteva applicare praticamente solo riducendo i posti di sentinella che impegnavano, sulle 24 ore, molto personale.

Quando evasero Boe e Duras erano state tolte le guardie a cavallo che effettuavano il controllo degli “sconsegnati” e delle coste.

Una seconda precisazione è relativa al fatto che solo dopo l’ultima evasione si sono predisposti, e sono stati mantenuti sino al 1990, sia il posto fisso di vedetta al Ponte radio che dipendeva dalla Diramazione di Case Bianche (ci feci 5 mesi) e quello a Punta Pedra bianca dipendente dalla Diramazione di Fornelli, punti fissi di servizio che prima non esistevano.

Punta Pedra Bianca

Punta Pedra Bianca

Quando alla fine degli anni 80 vennero chiuse Case Bianche e Fornelli allora il Ponte Radio passò alle dipendenze dalla Diramazione Centrale.

In questo caso il personale raggiungeva il posto di servizio con un motorino, che era perennemente guasto ed in riparazione; tu sai in quali condizioni erano  le strade che doveva percorrere. Gli agenti di servizio al Ponte Radio alle ore 8,00 partivano, a piedi, dalla Diramazione Centrale, solo alle 12,00 giungevano al Ponte radio, davano comunicazione dell’arrivo e della contemporanea ripartenza, poiché alle 15,30 dovevano “smontare”, cioè terminava il turno giornaliero di servizio.

Il posto di sentinella del Ponte Radio fu soppresso definitivamente nel ‘92.

Bisogna anche ricordare che chi andava “di squadra”, come nel caso dell’agente che, quella mattina, svolgeva quel servizio, era sprovvisto di mezzi di comunicazione, sia con la Diramazione da cui dipendeva, che dal centralino. Qualche volta si effettuava il servizio “di squadra” in coppia, il più delle volte però si era da soli.

Gli apparati radio (i primi cellulari facevano capolino sul mercato) vennero forniti stabilmente all’agente di “squadra” solo dopo l’evasione famosa e, come tu sai, spesso si usciva di “squadra” anche con un gruppo di 20 detenuti, non sempre si era sicuri che fossero animati dalle migliori intenzioni, le tensioni di tipo personale che relative ai rapporti interpersonali che nel gruppo erano all’ordine del giorno. Di quando in quando arrivava la guardia a cavallo che faceva il giro di controllo degli sconsegnati, ma in quel periodo il servizio era stato soppresso.  

Il maggior pericolo di fuga si verificava, ovviamente, quando le condizioni del vento e soprattutto del mare erano buone, questo periodo si concretizzava praticamente nella tarda primavera ed estate.

Ricordo che, a Fornelli per un periodo andai di squadra con molti componenti dell’anonima sequestri sarda, gente esperta e senza troppi scrupoli che avrebbe approfittato di ogni occasione per tentare di sottrarsi al controllo. Quindi spesso tu eri da solo, senza radio, lontano dalla diramazione, in mezzo alla macchia, con un gruppo di persone che per tagliare la legna per il riscaldamento doveva aveva a disposizione roncole, accette, etc. Non avevi nessun mezzo per comunicare, chiedere aiuto se ti fossi sentito male e nessuna arma per difenderti se fossi stato aggredito ed il regolamento ci vietava anche l’utilizzo di un semplice coltello per sbucciare la frutta.

La mattina per raggiungere il posto di lavoro, nella località concordata con il Capo Diramazione, in cui la “squadra” avrebbe dovuto raccogliere la legna, mi facevo precedere dal gruppo di 20-30  metri e lo stesso accadeva al rientro. Una volta che i detenuti erano al lavoro cercavo, nelle vicinanze, la roccia più sopraelevata, da dove potevo avere la visuale libera, per controllare le persone e passavo il tempo contando, ogni 5 minuti, le persone che lavoravano.

Una scritta sui muri.

Una scritta sui muri.

Concludo affermando infine che esistevano regole non scritte, accordi taciti di convivenza tra la struttura penitenziaria ed i detenuti, regole e consuetudini che volevano che il detenuto, che tentava la fuga, rispettasse comunque il personale in servizio e soprattutto che non usasse la violenza contro l’agente.

Il ferimento di un agente in servizio, in occasione di un tentativo di evasione, non si era mai verificato. Matteo Boe e Salvatore Duras non rispettarono questo accordo non scritto, poiché l’agente di servizio fu legato con filo di ferro e percosso fino a fargli perdere i sensi.

Bisogna poi pensare che, non solo l’utilizzo del gommone, ma diverse coincidenze favorirono la fuga dei due evasi e che, ad esempio, la perdita dei sensi dell’agente fu scientificamente programmata poiché l’evasione doveva necessariamente avere più tempo possibile, prima dell’allarme, per consentire ai fuggitivi di raggiungere di corsa il punto in cui li attendeva il gommone per la fuga in mare.

Un caro saluto

ANDREA P.

 La scritta è stata evidenziata oppotunamente per far rilevare il testo.

La scritta è stata evidenziata opportunamente per far rilevare il testo ed il disegno della falce e martello altrimenti scarsamente visibile (c.h.).

 

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

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