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la vista si apre
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Il deserto di Stretti

Una landa desolata

E’ proprio questa la zona dell’Asinara che risulta la più glabra, più priva di costruzioni che non siano rimasugli di ruderi smozzicati, con quelle parti di muro in pietrame vuote, come il sorriso di un bimbo a cui sono caduti i denti da latte.

Le formazioni collinari sono appena accennate e si scorgono in lontananza, la vegetazione è rada, è il regno del vento e del mare che tenta, nelle burrasche più forti, disperatamente di riprendersi la via liquida per attraversare l’isola in barca, senza circumnavigare dal lato di ponente, al versante delle spiagge.

Ampi spazi liberi alla vista, campi sterminati d’azzurro per le giravolte dei gabbiani.

Dovreste vederli l’inverno, i gabbiani corsi quando, in gruppo, immobili, a venti, trenta metri sopra le teste dei rari osservatori, dispiegano le loro immense ali e mostrano la livrea grigia, striata da sfumature che sembrano “pittate” da un abile artista, con l’inchiostro di china.

(PH WIKI)

(Ph. Wiki)

Sembrano fermi in aria e guardano tutti verso “mare di fuori”, ogni tanto voltano la testa per assicurarsi che il falco perlustri la zona.

Provenendo da Fornelli, dopo l’ultimo tornante che accompagna la carovana di visitatori…. all’improvviso…. la bellissima isola spalanca il suo magnifico vestito sgargiante e mostra, d’un colpo, tutto il fascino di cui dispone.

Guardate il video che allego, è del 2016 e l’autore, Ivan Chelo, ha avuto la ventura di osservare gli ultimi quattro fuggitivi ……. capi di muflone gareggiare col vento, per ripararsi nel loro regno.

La zona è quella di Portu Mannu, è ubicata di seguito a quella di cui, questa volta, vi voglio parlare, ma il mio intento è porre l’attenzione del lettore sull’ampiezza della visuale e la stupenda assenza di ostacoli che imbrigliano lo sguardo.
Stretti invece è l’ampia zona compresa tra il Monte Ruda ed il Monte Marcutza, ma quale è il motivo di tanto interesse?

Perché? Si starà chiedendo il mio paziente lettore, come mai si vuole scrivere un articolo per un luogo che, forse non è tra i più interessanti dell’Asinara?

Nel testo, che appresso ho citato, si legge “a gennaio 1916 (Stretti n.d.r.) era di un aspetto desolante e di impervia asprezza…….. ospiterà seimila prigionieri (austroungarici n.d.r.)  e settecento soldati italiani”.

Ecco spiegata la ragione dell’interesse, Stretti conserva, nei suoi grandi silenzi, nell’aria sempre frizzante, nelle pietre, nei suoi sterminati azzurri che sconfinano con i “due” mari dell’isola, una eco carica di storia, sorprendente!!!download-1

Il contrasto tra la desertica “Stretti” e la brulicante “Stretti” appare, all’autore, addirittura lunare.

 

L’uomo

 

Josef Sramek

Il 18 dicembre 1915, nella rada di Cala Reale, getta l’ancora il Piroscafo “Dante Alighieri” con i primi 1.995 prigionieri austro – ungarici. Il natante viaggia assieme al Piroscafo America con 1.721 prigionieri ed un Cacciatorpediniere di scorta.

Sicuramente questa trattazione non esaurirà l’argomento, penso sarà interessante ed avvincente tornarvi più e più volte. Il lettore attento non avrà potuto evitare di notare che, questo articolo, narra di vicende umane solo di sfuggita, pur prendendo avvio da una fotografia in cui sono rappresentati prigionieri di guerra in spiaggia.
Ritengo che il periodo della Prima Guerra Mondiale all’Asinara abbia la necessità di più di una trattazione esclusivamente riservata. L’odissea dei prigionieri per raggiungere la costa, la partenza dal Porto di Valona, la navigazione, la stessa permanenza all’Asinara ed anche la loro peregrinazione successiva, prima del rimpatrio, fanno di questo evento e di queste persone esseri eccezionali per il solo fatto di essere sopravvissuti.
Faccio solo osservare che prigioniero Josef Sramek, un soldato ceco arruolato nell’esercito ungherese-austriaco per combattere dall’inizio della prima guerra mondiale, nel suo libro Memories of World War 1914-1918,  racconta che “anche alla truppa solo il 16 gennaio 1916 venne distribuito un pasto caldo!
A parte riferiremo della vicenda umana dei Landstürmer tirolesi ricordata nell’ottimo testo “dai Balcani all’Asinara” di Giovanni Terranova – Marco Ischia 2017

L’immagine ritrovata

Come faccio spesso, sempre ogni qualvolta le frasi assumono significati diversi, a seconda delle evenienze, ho ripreso quindi, in punta di tastiera, il testo minuzioso della “Relazione del Campo di Prigionieri colerosi” del Ministero della Guerra il documento firmato da Carmine Ferrari che comandò, per un lungo periodo, la guarnigione di militari italiani posta a custodia dei prigionieri.

L’evenienza attuale ha assunto le sembianze di una vecchia foto scattata 104 anni fa, un’immagine sbiadita, sgranata …. inconsapevolmente incappata nella rete che, Leonardo Delogu ogni tanto cala, per catturare qualche preda pregiata.

Un’immagine quindi originariamente ben poco visibile, ma migliorata e resa leggibile attraverso un paziente restauro grafico. Una fotografia che ha suscitato stupore restituendomi, inusitata, la nostra Asinara e sopratutto, una nuova zona, quella di Stretti, lontanissima da quel luogo che noi oggi riusciamo, senza troppe difficoltà, ad ammirare.

I prigionieri prendono il bagno a Stretti

I prigionieri prendono il bagno a Stretti (Ph. Leonardo Delogu r.g. chendel 28.09.2019) da “Dai Balcani all’Asinara” di G. Terranova e M. Ischia.

Dopo la sorpresa iniziale è diventato impellente reperire ulteriori notizie, in primis ricercare il suo punto di scatto.

Interpellando anche un altro sicuro conoscitore dei luoghi dell’isola, quel Giovanni Battista Canu, che ringrazio sentitamente e che abbiamo già citato, è stato facile restringere gli spazi di ricerca.

Asinara - Stretti Fig. 1

Asinara – Stretti Fig. 1

Fig. 2 Asinara - Stretti

Fig. 2 Asinara – Stretti

La zona dove presumibilmente è stato eseguito lo scatto è stata individuata, con buona approssimazione, tenendo presente oltre la conformazione della piccola spiaggia, anche il fabbricato, evidentemente la Cappella del campo, posta  alle spalle della spiaggia ed il percorso stradale sopraelevato di circa m. 1,20, dal livello della spiaggia, su massicciata di pietrame riportato.

Nella figura 1, oltre al pallino giallo, che individua il punto di scatto dell’immagine, sono stati riportati con tratteggio leggero, i due campi quello a nord di Cala Marcutza e quello a sud e molti fabbricati ormai scarsamente visibili in loco.
Con il tratteggio viola è stato indicato il complesso sistema viario posto in essere nel periodo dal genio militare.

La figura 2, riguarda la Cartina di confronto dell’I.I.M. del 1881 in cui successivi aggiornamenti (indicati, ma non definiti) hanno evidentemente introdotto il serbatoio di 120 mc costruito dal genio militare nel 1916 (cerchietto rosso).

Margittai Gàbor (f.i. hendel 2019)

Margittai Gàbor (f.i. hendel 2019)

La Cappella che si intravvede alle spalle della piccola spiaggia è una delle Cappelle che, durante il periodo,  furono edificate sull’isola. Oggi, di questa, restano in piedi solo tre delle quattro mura perimetrali, anche quelle parzialmente crollate assieme alla copertura.

Altra fonte di notevoli sorprese è il filmato di Margittai Gàbor che ho inserito integralmente nell’articolo “Asinara d’Europa”  dal titolo

“Prigionieri dell’isola degli asini bianchi”  

della regista  Anita Major, dal quale ho prelevato alcuni fermo-immagine molto interessanti. Il documentario è stato girato nel 2015 in varie località sarde ed in particolare nell’isola dell’Asinara ed offre inquadrature ed immagini di particolare effetto.

Figura 3 Ingrandimento del punto di scatto con indicazione della stradina.

Figura 3 Ingrandimento del punto di scatto con indicazione della stradina.

Confrontando l’immagine con attenzione si scoprono, oltre la posizione di scatto, anche le condizioni dei prigionieri austro ungarici, lo stato di salute, che appare evidentemente discreto sia di coloro che sono nell’acqua, che dei prigionieri sdraiati al sole, evidentemente i prigionieri che erano in grado di percorrere la strada per raggiungere la spiaggia erano quelli nelle migliori condizioni e  l’immagine è stata scattata sicuramente dopo un paio di mesi dal loro arrivo.

ULTERIORI NOTIZIE SULL’IMMAGINE (09.10.2019)

Successivamente alla redazione dell’articolo è stato possibile anche risalire alla fonte originaria della pubblicazione dell’immagine.

da un volantino

da un volantino – Partenza da Valona

Il testo da cui proviene ha il seguente titolo: “Dai Balcani all’Asinara” – Il Calvario dei Landstürmer tirolesi nella Prima guerra mondiale – 2017 di Giovanni Terranova e di Marco Ischia su cui sarà opportuno tornare, con articoli successivi.
Il volume costituisce una delle rare testimonianze della vicenda umana del gruppo consistente di soldati Tirolesi che furono condotti prigionieri sull’isola dell’Asinara e in 29 trovarono sull’isola sarda la loro sepoltura.

Marco Ischia che, insieme a Giovanni Terranova, ha curato il pregevole testo, precisa che l’immagine proviene dall’archivio di Rainer Pauli ed è una foto dell’album del soldato Ludwig Maderthaner, un prigioniero di guerra deportato all’Asinara dal 1° novembre 1916 al 15 agosto 1919.
Ludwig Maderthaner era l’attendente di un ufficiale, la fotografia è quindi successiva al periodo drammatico del colera e ritrae, molto probabilmente, il gruppo degli ufficiali.

Nella precedente figura 1, al lato sinistro della strada che da Cala d’Oliva conduce a Fornelli, era accampato il contingente militare dell’Esercito Regio, cioè la 1° Compagnia del  234° Battaglione M.T. le rovine degli alloggi e delle strutture sono appena visibili ingrandendo la figura, la loro posizione non è stata evidenziata graficamente per non confondere il lettore.

INIZIANO I LAVORI DI PREDISPOSIZIONE DEI CAMPI

E’ il 3 Gennaio 1916 e, prevedendo lo sbarco di un numero imprecisato di prigionieri debilitati ed ammalati, il Comando del Contingente militare decide di dare inizio ai lavori a Stretti, che dovranno portare alla sistemazione del Campo, non più tardi del 18 gennaio.

Il proverbio recita: “il diavolo fa le pentole e non i coperchi“, e il 3 gennaio giungono in rada, a Cala Reale, tre piroscafi il “Dante Alighieri” “il Sinaj ” e”l’Armenia” e la massa di persone non riesce a scendere a terra per l’indisponibilità delle strutture atte a riceverle, per cui si opta di far sostare i prigionieri sui piroscafi e successivamente dirottare il Sinaj, con il suo residuo di prigionieri, a Stretti.
Davanti all’emergenza si abbandona momentaneamente la strutturazione organica del primo campo e si consente agli ammalati di sbarcare a terra, anche perché il protrarsi dello stallo aggrava, in modo serio, le condizioni degli ammalati che scendono dal Piroscafo Sinaj.
Il 4 gennaio 1916 i prigionieri sbarcano e vengono sistemati nelle tende in ogni luogo dove sia possibile reperire un piccolo slargo fra le rocce ed i cespugli.

Il nostro appassionato amico Agostino Schiaffino ha gentilmente fornito tutte le immagini fotografiche dei piroscafi che hanno trasbordato più di 25 mila prigionieri, dal Porto di Valona all’Asinara. Lo ringraziamo pubblicando, con il suo nome, la foto del Piroscafo Sinaj che per prima ha sbarcato il suo doloroso carico umano e che ha dato il nome ad uno dei campi di Stretti.

Immagine gentilmente inviata da Agostino Schiaffino (2019)

Immagine gentilmente inviata da Agostino Schiaffino (2019)

Una volta fronteggiata l’emergenza improvvisa, ma non imprevista, vengono ripresi e completati i due campi che risulteranno di teutonica precisione.

f.i. docum. Margittai Gàbor (c.hendel2019)

Campo Jonio f.i. docum. Margittai Gàbor (c.hendel2019)

Ecco l’immagine (è la prima volta che posso ammirare il ceppo celebrativo nel contesto dell’epoca) del Campo Jonio fornitaci dal filmato di Margittai Gàbor in cui è visibile la Stele dedicata (più che dai prigionieri, dallo stesso Comando, ma è una impressione personale dell’autore) al Generale Carmine Ferrari.

E concludo questo articolo con un altro fermo immagine (f.i. Gàbor Margittai) di non frequente visione, si tratta dei resti di uno numerosi forni che vennero costruiti per panificare in loco a servizio dei campi.

L’ubicazione del forno, come di altri manufatti del 1915 è nei pressi del Serbatoio di acqua potabile di 120 mc. di cui abbiamo già riferito in altro articolo.

f.i. dal docum. Margittai Gàbor

f.i. dal docum. Margittai Gàbor

 

Il visitatore che passa, stordito dalla bellezza ridondante dell’Asinara, non può accorgersi di ciò che, la natura stessa ed il tempo trascorso, hanno abilmente celato alla sua vista,
ma il patrimonio dell’isola e la ragione dell’innamoramento di molti è proprio in questa sua inusitata caratteristica.

Essa è piacevolmente mutevole, in ogni stagione, in ogni tempo ed in ogni luogo.

(c.h. 04.10.2019)

 

RIFERIMENTI

Relazione del Campo di Prigionieri colerosi” del Ministero della Guerra – Roma 1929
Asinara” di Nino Giglio 1974 e s.e.
“I dannati dell’Asinara” L. Gorgolini UTET 2011
Memories of World War 1914-1918” Josef Sramek
Szamár-sziget rabjai” Documentary of Margittai Gàbor 2015
“Dai Balcani all’Asinara” Il Calvario dei Landstürmer tirolesi nella Prima guerra mondiale – 2017 Giovanni Terranova – Marco Ischia

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

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