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La Scilla marittima dell'Asinara
La Scilla marittima dell'Asinara

Uno dei fiori bellissimi dell’Asinara

E’ quello che, di questi tempi, può colpire lo sguardo del turista che si avventura, a piedi, con una guida esclusiva o con uno dei mezzi consentiti dal parco Nazionale, per la piana di Stretti nell’isola dell’Asinara armato da due soli elementi: la curiosità ed il rispetto per la natura che gli impedisce di toccare questa pianta, i suoi fiori o i bulbi che, in qualche caso, fuoriescono dal terreno.
Si osservano, anche da lontano, le sua infiorescenze ergersi diritte in nuclei numerosi, affiancati uno all’altro come nell’immagine di Ivan Chelo (2019) che fa da sfondo a questa breve notazione.

Ho replicato l’immagine in evidenza mantenendo la massima definizione e dimensione perchè la sua vista possa riempire lo sguardo di tutti coloro che seguono questo sito.

C’è proprio da perdersi nel giallo infinito della punteggiatura delle antere floreali o nel bianco immacolato dei petali e dei filamenti!

Così come l’asinello bianco caratterizza l’isola e magnetizza l’attenzione dei visitatori, anche questo fiore rappresenta, insieme alla Centaurea Horrida, all’Euforbia etc. una delle essenze  che, in determinati momenti dell’anno, quando è in fioritura, tappezza le incredibili immagini che ogni turista riporta nei paesi d’origine, assieme alla struggente nostalgia.

La Scilla marittima dell'Asinara

La Scilla marittima dell’Asinara

La scilla marittima (Drimia maritima (L.) Stearn, 1978), è il sinonimo di una pianta (Drimia è il termine corretto, indicato tra le parentesi) nota anche come cipolla marina, appartenente alle Liliaceae (o delle Asparagaceae secondo la classificazione APG) una piante caratteristica del bacino del Mediterraneo, che vive allo stato selvatico in prossimità delle coste.
Charybdis maritima (L.) Speta è il nome con cui Nino Giglio distingue, nel suo testo “Asinara”, la Scilla marittima.

Digitando il suo nome nel sito http://www.theplantlist.org si ottengono le notizie essenziali sulla specie botanica.

In agosto, nella macchia mediterranea costiera, si possono notare dei “pennacchi bianchi”, alti anche un paio di metri, che ondeggiano al vento: è l’infiorescenza della Scilla, la cui fioritura, spesso nella cultura popolare segna la fine dell’estate e le prime piogge autunnali.

 

Di che colore è il passato…
… il colore della “scillitina”.

Nel periodo che ha inizio dall’anno 1915 che, Molto immodestamente, ho chiamato “Periodo austroungarico”  la pianta, molto bella, cui

Dimia maritima L.

Dimia maritima L.

ho dedicato questo articolo, ha creato non pochi problemi ai sanitari che gestivano, da quel punto di vista, la salute dei prigionieri.

I soldati prigionieri avevano subìto l’onta della guerra, la violenza inenarrabile dell’esodo. Prima di giungere all’Asinara, avevano avuto in dote un bagaglio di sofferenze incredibili e covavano malattie terribili, tra cui il colera, che deflagrarono violentemente non appena poggiarolo il loro piede sull’isola dell’Asinara.

Lo racconta, in vari punti della sua Relazione, il Gen. Carmine Ferrari che riferisce:  “La scilla marittima che abbonda nell’isola ed i cui bulbi raggiungono grosse proporzioni, contiene un prodotto volatile acre che dà irritazione alle congiuntive e le cui squame offendono anche la cute.
Contiene un glucoside, la scillitina cui devesi la sua azione sul cuore e sui reni.
E’ una sostanza tossica, di cui non si fa uso, mentre si adoperavano e si adoperano le foglie disseccate per farne l’ossimele ed anche gli infusi.

Fatto è che la sua azione è irritante e non si possono superare certe dosi senza che sopravvengano nausea, vomito, gastrite enterite da una parte e dall’altra indebolimento del cuore, aritmia, tenesmo, albuminuria e disordini gravissimi, fino alla perdita di coscienza ed alla paralisi cardiaca.

riproduz parz. testo relazione scilla copiaLa struttura militare stessa dimostrò scarsa univocità di intenti poiché, mentre si istruivano i soldati prigionieri sul pericolo del consumo della specie vegetale, in Campo Perdu e nel Campo di Tumbarinu, gli infermieri (sempre prigionieri) erano usi somministrare agli ammalati decotti ed infusi con la Scilla in varie percentuali.

Asinara - Stretti Drimia maritima

Asinara – Stretti
Drimia maritima

Gli stomaci dei prigionieri erano ridotti in uno stato pietoso, dal lunghissimo digiuno di molte settimane e dal consumo di ogni cosa potesse lontanamente somigliare a “cibo” non escluse le carogne degli animali in stato di decomposizione (a Valona le cronache dell’epoca riferirono espressamente di episodi di cannibalismo).

Una pratica diffusa tra i prigionieri ricoverati nei campi di Stretti (in quei giorni conteneva circa 2.000 persone) era, appunto quella di oltrepassare, durante la notte, la linea di sentinelle armate poste di guardia per impedire commistioni tra individui sani e coloro che avevano contratto il colera.

Classificazione botanica

Classificazione botanica

Appena il sole accennava a scomparire dietro le colline, i prigionieri della totale assenza di illuminazione notturna, uscivano dagli accampamenti e vagavano per la campagna, cercando i bulbi di Scilla maritima (chiamata cipolla selvatica) per cibarsene.
Una ulteriore motivazione però, spingeva i prigionieri ad allontanarsi dai campi, ed era la ricerca spasmodica di indumenti di vestiario e coperte.

cespuglio in fase di postfioritura

Asinara – Drimia maritima Ph I.Chelo

Per recuperare gli indumenti si recavano nel campo di isolamento (dove erano ricoverati gli ammalati più gravi) e spogliavano i compagni morti di colera o moribondi, in questo modo, diffondendo ulteriormente l’epidemia.
Il giorno successivo gli infermieri trovavano i cadaveri completamente nudi.
Sovente sfiancati dalla malattia e dagli stenti patiti, i fuggiaschi non facevano rientro nel proprio campo e vagavano, per giorni per la montagna, nascondendosi nei cespugli fino quando la morte non sopraggiungeva, inesorabilmente.

Sconcerto nella disperazione

Proprio a Stretti il 29 gennaio del 1916 (era un poco di più di un mese che i primi prigionieri erano sbarcati all’Asinara) accadde un episodio che provocò grande sconcerto nel campo. Un grave fatto indicativo delle condizioni in cui versavano i prigionieri austro ungarici.

Isola dell'Asinara - il cimitero grande di Stretti in una rarissima cartolina del 1916. (AGT) dal testo "dai Balcani all'Asinara di G.Terranova e M.Ischia

Isola dell’Asinara – il cimitero grande di Stretti in una rarissima cartolina del 1916. (AGT) dal testo “dai Balcani all’Asinara di G.Terranova e M.Ischia

Una sentinella, sul fare della notte si accorse dell’uscita di molti prigionieri dal campo ed esplose un colpo di avvertimento che si rivelò del tutto inutile, successivamente  diresse l’arma contro uno dei gruppi di prigionieri, colpendo mortalmente il Sergente maggiore Josef Targer sbarcato giorni prima dal Piroscafo Dante Alighieri (sotto l’immagine  del Piroscafo Italiano “Dante Aighieri” rintracciata da Agostino Schiaffino).
Nel bellissimo testo “Dai Balcani all’Asinara” gli autori Giovanni Terranova e Marco Ischia citano, tra gli altri, l’episodio dell’uccisione del Sergente maggiore Targer (pp. 468-469).

dante alighieri

 

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

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