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Tramariglio matricola 451

Non sapevo che a scrivere canzoni

fosse una mancanza,

chiedo perdono 

non lo faccio più.

Chi pronuncia queste parole, riportate nel “verbale di discolpa” nel procedimento disciplinare conseguente alla scoperta del manoscritto, è la matricola 451 Gabriele Pes del Carcere di Tramariglio (Alghero).

Ruiu Vincenzo - graffito (evidenziato)

Ruiu Vincenzo – graffito (evidenziato 2016h)

Non solo la privazione della libertà, ma l’interruzione del pensiero, del pensiero scritto.

Il regolamento penitenziario, nel 1942 prescriveva che i detenuti venissero chiamati solo con il numero di matricola e non permetteva loro, tra l’altro, di scrivere più di una pagina al giorno.

Quindi scrivere, tracciare su supporti di fortuna, come muri e intonaci era ed è, per la persona che vive ristretta fra quattro mura, una forma essenziale, irrinunciabile per sentirsi, per ricordarsi di essere ancora un individuo, un essere pensante, una persona.

Disegno su intonaco- Trabuccato

Disegno su intonaco – Trabuccato

Riguardare le proprie parole scarabocchiate, con incerta grafia, su un foglio di carta è come non sentirsi soli ed abbandonati, quasi un sentirsi “altro” da se, un altro che, se anche non ti vuole bene, non ti ha però dimenticato, un legame, comunque un affetto, una presenza che scaccia la solitudine ed allontana il senso di abbandono.
Senza il pensiero, privi della scrittura si teme di assomigliare agli animali e nessun tribunale può condannare al degrado totale.

Quando però il rischio di essere puniti per questa “mancanza” diventa concreto, e si sperimenta la realtà della cella di rigore a pane ed acqua, allora si ricorre alle scritte murali, graffiate con mezzi di fortuna quali penne, sottratte furtivamente o, in mancanza anche con oggetti acuminati come chiodi e parti metalliche, l’importante era per l’individuo testimoniare un passaggio, una presenza.

Perché se si testimonia un passaggio, allora c’è una presenza, una storia, una persona.

Era il sei luglio 1944 ed Eleonora Serra, forse la donna raffigurata nello splendido disegno su intonaco sopra riportato, sentite cosa scrive al suo amato Nello Bartocci, un geniere detenuto nel Carcere di Tramariglio per atti osceni, in una lettera contenente alcune foglie di basilico e per questo incappata nella censura:

“Ti mando il grappolo di basilico
piantato di noi, odoratele, odoro anche io.
Bacci forti”

(tratto da: Le Carte liberate di Gazale e Tedde ed. Carlo Defino 2016  – 138)

E la musica, ci dice Piero Marras, quando interviene, cambia il tono…

Ecco come la sensibilità di un artista ha magnificamente interpretato questo acuto desiderio di non essere lasciati soli.

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

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