Home / Senza Categoria / L’Onda, dodici colpi di cannone.
Stretto di Fornelli (foto Fabio Bruzzichini 2016)
Stretto di Fornelli (foto Fabio Bruzzichini 2016)

L’Onda, dodici colpi di cannone.

Una storia tragica quella dell’Onda, come sono spesso tragiche le storie di mare che si raccontano, perchè le storie che hanno avuto esiti positivi non si raccontano, poco interessano i lettori.
Noi lo facciamo poichè crediamo che il mare, come tutte le cose che ci circondano siano di incomparabile complessità e di estrema bellezza.
Questa volta sollecitati dal Comandante di un pescaturismo turritano, Riccardo Salis che svolge la sua attività conducendo turisti in visita all’Asinara, ci siamo dedicati a questo racconto che vede la zona di Fornelli come sfondo ed il Castellaccio, ovvero il Castello dei Malaspina, osservare di nascosto, dall’alto dei suoi 215 metri, quell’evento tragico che ha avuto il suo triste epilogo nello stretto di Fornelli.

Riccardo Salis pescatore

Riccardo Salis pescatore della marineria di Porto Torres

A volte i drammi si consumano dopo circostanze incredibili, quasi a sottolineare agli uomini la loro fragilità e soprattutto la loro impotenza contro eventi che colpiscono all’improvviso polverizzando i loro sogni e le loro speranze.

Destino? Nemesi? Fatalità?

Nessuna risposta, solo la certezza di quel dolore che penetra a fondo quasi ad annientare l’anima.

Alla morte ci si può avvicinare quasi fino a sfiorarla e poi ritornare alla vita, in quel caso sarebbe un po’ come rinascere, ma questa tragica vicenda ha avuto un epilogo diverso. Ha compiuto interamente la sua evoluzione, morte, vita, morte. Un percorso quasi schizofrenico che ha colpito con rara intensità.

L’Onda era una splendida imbarcazione, potente e maestosa.

Una ex baleniera in ferro di 60 tonnellate adibita a peschereccio che nel maggio del ‘43 colò a picco col suo equipaggio nelle acque del golfo dell’Asinara colpita dei colpi di cannone esplosi da un sommergibile inglese.

l'Onda a Porto Torres

l’Onda a Porto Torres

In pieno conflitto mondiale l’Onda era praticamente l’unica imbarcazione a poter garantire alla popolazione turritana e dell’hinterland un rilevante quantitativo di pesci quale unica risorsa alimentare dello scalo turritano.

Il peschereccio con i suoi dieci uomini di equipaggio salpa il 25 maggio di buon mattino dalla scalo turritano.

Il golfo particolarmente pescoso non tardò a dare i suoi frutti, ma qualcosa di incredibile stava per verificarsi in quella giornata apparentemente calma.

Improvvisamente la barca ebbe un sussulto e perse mobilità, mentre tutto il sistema che regge la grossa rete pare debba disintegrarsi da un momento all’altro.
A bordo meraviglia e paura sono i stati d’animo condivisi dagli uomini dell’equipaggio che, come in un incubo, dopo quei concitati momenti, vedono affiorare, a poppa dell’imbarcazione, la torretta di un piccolo sommergibile incredibilmente rimasto imprigionato nella rete.

Non c’era tempo da perdere occorreva liberarsi immediatamente di quello scafo armato.

Si agisce sui verricelli e si liberano i cavi delle guide.

L’Onda è libera e rientra rapidamente al suo ormeggio.

Tornati a terra, però, i pescatori vengono quasi derisi da alcuni ufficiali della marina di Porto Torres che non credono al loro racconto.

Foto del Museo della tonnara di Stintino 2016

Foto del Museo della tonnara di Stintino 2016

Dopo alcuni giorni d’inattività l’Onda riprende il mare e va incontro al suo tragico destino …. giunta a pochi metri da Fornelli riemerge lo stesso sommergibile e fa subito fuoco contro l’inerme peschereccio.

Dodici colpi di cannone centrano lo scafo sulla fiancata destra, mentre repentinamente il sommergibile manovra si porta sull’altra fiancata del peschereccio per “finire il lavoro”. Altri dodici colpi si schiantano sulla barca turritana che, in breve tempo, affonda.

Dei dieci componenti dell’equipaggio solo tre riescono a scampare alla tragedia e sono i fuochisti Giovanni Esposito e Antonio Sanna che trovano il tempo di gettarsi in mare e allontanarsi mentre il sommergibile era intento a manovrare e il macchinista Sergio Del Giudice, rimasto a terra.

Niente da fare invece per il comandante ponzese Gennaro Sandalo, i marinai Emilio Acciaro Vincenzo Fois, Paolo Baccalà, Ciro Valente, il capo pesca Michele Nole e Antonio Striani, vittime di un evento che ancora oggi, a distanza di anni, crea commozione e forte sconcerto per le modalità con cui si è consumato.

dal testo libero adattam.

Racconto tratto liberamente dal testo Amarcord

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

Scrivi il tuo commento