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Punta della Scomunica 408 m. s.l.m. (Foto Pier Mario Scano 2011)
Punta della Scomunica 408 m. s.l.m. (Foto Pier Mario Scano 2011)

Punta della Scomunica

Ormai le immagini dell’Asinara hanno inondato il web, i turisti che la frequentano con le loro apparecchiature fotografiche da migliaia di euro, scattano miliardi di immagini, una parte di queste vengono caricate nei siti web, nei social.

Se si cliccano le parole “Asinara immagini”, su un motore di ricerca qualsiasi, in 0,61 secondi il computer ci restituisce un dato sorprendente di 82.600 risultati, se però si inverte l’ordine di scrittura delle due semplici parole, il dato diventa di 152.000 files!

Questo per dire che attrezzandosi di tutto punto il turista tenta, forse invano, di catturare “l’anima” dell’Asinara di racchiuderla nei suoi scatti, ma non è semplice farlo poiché la sua forzata ed indolente superficialità glielo impedisce, non può farlo, allora si deve accontentare della foto.

La parte dell'isola di "mare di fuori" (foto Pier Mario Scano)

Da Punta della Scomunica, la parte dell’isola di “mare di fuori” (foto Pier Mario Scano 17.09.2011)

L’Asinara, secondo me, va visitata a piedi, con la scorta dell’acqua sufficiente e di qualche panino nello zaino, ma attenzione si deve essere privi di tutti gli strumenti per immortalare paesaggi.
Si parte a piedi e subito si percepiscono distintamente solo gli scricchiolii della ghiaia schiacciata dalle nostre scarpe, poi mano mano che il tempo passa, il nostro udito assume capacità innate ed inaspettate.
Accade la stessa cosa agli occhi che, in una calda notte di luglio come quella odierna, lasciamo al buio per  osservare la volta celeste.

Tutti i genitori con il loro bimbi dovrebbero ogni tanto provare questa bellissima esperienza.
Inizialmente gli occhi riescono a catturare solo due o tre punti luminosi, le stelle più grandi, Antares, Vega o Arturo, ma dopo una mezz’ora di buio si svela anche la via Lattea, mentre i pensieri viaggiano leggerissimi alla velocità della luce.

Allora, durante la passeggiata all’Asinara, bisogna continuare a restare in silenzio ad ascoltare la sua voce che sicuramente sovrasterà la risacca ed in modo suadente, sussurrerà all’orecchio, ormai pronto, le sue bellissime storie……..

E’ un viaggio, me ne rendo conto, che non tutti possono permettersi, ed è anche una passeggiata rischiosa quella che l’isola ci invita a fare, ma è l’unico modo per incontrarla veramente, per ascoltare la sua voce.

L’Asinara chiede sempre, a chi pone il piede sul suo suolo, di innamorarsi di lei, ed il turista che si sottrae riporterà dal suo giro turistico … solo …. semplici fotografie.

Io, che in questo sito voglio provare a mostrare i lati meno conosciuti dell’Asinara, quelli più profondi, meno evidenti, scolasticamente mi impongo di partire dal nome della località, per precisare che è uno dei punti più suggestivi dell’isola, però mentre mi accingo a scrivere, dalla tastiera del computer autonomamente, esce un nome…. Punta Scorno e poi subito altri lo seguono, come una raffica di mitraglia …. Cala d’Arena, Cala d’Oliva, S. Andrea……… e così via…….

ho capito ….è vero, ho sbagliato e correggo subito la rotta….

capre (a.canu2016)

Punta della Scomunica è il punto più elevato dell’isola con i suoi 408 metri sul livello del mare, chi vi giunge permette alla vista di spaziare per osservare il vicino faro di Punta Scorno e, quando il vento, l’aria e le temperature lo consentono, di raggiungere visivamente a nord la Corsica e a sud la lontana costa dell’isola madre, con Capo Falcone.
Una vista che da sola ripaga delle fatiche per raggiungere il punto di osservazione privilegiato.

Origine del nome

Il toponimo, come spesso accade in genere e quasi sempre all’Asinara, nasconde leggende e superstizioni che avviluppano coloro che subiscono il fascino dell’isola.
Si dice che moltissimo tempo fa un commerciante all’ingrosso, in una notte di tempesta dopo una lunghissima trattativa infruttuosa abbia condotto sull’isola un prete e, disperato, per costringerlo a vendergli la sua anima, lo lasciò senza cibo ne acqua su un piccolo scoglio affiorante.

scomunica1luna (hendel)

Dopo i trenta giorni “canonici”, si fa per dire, il commerciante tornò sull’isola per riprendersi l’anima del prete che nel frattempo, per le privazioni, era dipartito lasciando sul posto solo il suo spirito in una forma così leggera da permettergli di camminare sull’acqua.
Accortosi dell’arrivo del commerciante, lo spirito del prete si armò di una croce costituita dalle due parti di un remo tenute insieme dalla rete da pesca, e si diresse decisamente verso la nave fiammeggiante che conduceva allo scoglio il commerciante-caprone.

Davanti all’effigie religiosa il commerciante non potè fare altro che sprofondare nel blu marino per raggiungere, tra fumo e fiamme e ribollir di onde, gli antri demoniaci e dall’enorme foro prodotto sul fondo del mare fuoriuscì tanto materiale da costituire l’isola culminata con la sua più alta cima, la “Punta della Scomunica”.

Illustraz. Wikipedia

Illustraz. Wikipedia

Meno fantasiosa e più realistica è invece la tesi tratta dal racconto di uno studioso torinese il Generale Alberto La Marmora ( 1789 – 1863) un appassionato naturalista, cartografo e politico italiano che ci ricorda un’altra probabile origine del toponimo. Durante la sua lunga permanenza in Sardegna Alberto La Marmora, fratello del più famoso Alfonso (Presidente del Consiglio nel 1859 dopo Cavour) scrisse due libri, il primo dei quali, “Voyage en Sardaigne”, pubblicato a Parigi nel 1826  che ha costituito probabilmente l’opera più famosa tra i resoconti di viaggio dell’Ottocento.
E’ comunque questo testo una pietra miliare per la descrizione scientifica della Sardegna cui si ispirarono a decine gli autori che vollero descrivere ed approfondire parti delle caratteristiche della regione.cavalletta

Riferendosi all’origine del nome “Punta della Scomunica” il naturalista scrive che gli fu raccontato che “una volta, siccome l’isola era infestata dalle cavallette che divorano ogni cosa, si fece venire da Sassari un frate in odore di santità, il quale salito sulla cima esorcizzò gli insetti che all’istante, inchinandosi alla sua ingiunzione, si precipitarono in massa nel mare vicino.”

Voglio ringraziare espressamente Pier Mario Scano, medico di professione e con due passioni smodate, nell’ordine l’Asinara e la fotografia.

Le immagini che Mario ci propone sono di rara bellezza.

Pier Mario Scano

Pier Mario Scano

Pier Mario in attività

Pier Mario in attività

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

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