Home / Ambiente / Agricoltura / L’Olio di lentisco
imgres

L’Olio di lentisco

una lampada votiva

una lampada votiva

 

L’olio di lentisco.

Nella chiesetta dell’Immacolata Concezione  di Cala d’Oliva, tempo addietro, c’era una lampada votiva alimentata ad olio sempre accesa.

Naturalmente la disponibilità di olio era scarsa in generale e sull’isola era pressoché introvabile sopratutto per l’utilizzo nelle lampade votive.

Quindi ogni anno, ritualmente in autunno, quando le bacche di Lentisco (Pistacia Lentiscus) maturano e passano dal bel colore rosso al bruno, fino a divenire quasi nere, si predisponeva la squadra che raccoglieva le bacche di lentisco.

Tre o quattro detenuti, accompagnati dalla “guardia a cavallo”*  partivano in gruppo, dalla diramazione di Campo Perdu e da quella di Trabuccato, per recarsi nelle zone di raccolta delle bacche.

Cala Reale – 1° Meeting del Risarcimento. (foto F. Bruzzichini 16.06.2015)

Cala Reale – 1° Meeting del Risarcimento. (foto F. Bruzzichini 2015)

Il “lentisco” è un arbusto sempreverde tipico del bacino del Mediterraneo, (si può rilevare nella foto precedente a Cala Reale, con il suo colore verde intenso intervallato dal rosso dell’euforbia)  e cresce spontaneo in Sardegna, ha un portamento basso e cespuglioso, le foglie sono di colore verde scuro e la pianta emana un forte e caratteristico odore.

Dopo la raccolta delle bacche, che durava due o tre giorni, i frutti venivano spremuti per estrarne l’olio destinato ad alimentare perennemente la lampada votiva della chiesetta di Cala d’Oliva.

Estrazione dell'olio di lentisco.

Estrazione dell’olio di lentisco.

Quella che ho narrato non è una favola, ma per molto tempo è stata una delle attività agricole ed io, ogni volta m’incanto mentre ascolto Gianfranco raccontare le vicende dell’isola, e lui le ricorda sempre come fossimo seduti sulla panchina davanti la chiesetta di Cala d’Oliva.

Forse però non è così, come io penso e Gianfranco, quando racconta, immagina di essere egli stesso a capo della squadra che raccoglie le bacche di lentisco nero, “attenzione Carlo, non quello verde, quello nero mì!”

Debbo dire che il mio caro amico Gianfranco non conclude mai una telefonata senza dirmi: “Beh, Carlo, mi ha fatto molto piacere sentirti, ti lascio i miei saluti e ci risentiamo presto“.

Alla prossima Gianfranco!

 

Gianfranco Massidda e Carlo Hendel (foto F. Bruzzichini 2015)

Gianfranco Massidda e Carlo Hendel (foto F. Bruzzichini 2015)

La stufa da riscaldamento ad olio di Leonardo Delogu.

Ecco di seguito riportate le immagini ripubblicate dall’amico Leonardo nel 2018, di un pezzo molto antico e di pregevole fattura.
28277347_1858525137504967_5308961178376007146_nNon lasciamoci sviare dal ” decoupage “ (effettuato per salvare il pezzo dalla ruggine) e pensiamo a quale olio combustibile poteva utilizzare questo tipo di Stufa?
Forse lo stesso “olio di Lentisco” che si usava per le lampade votive della chiesetta di Cala d’Oliva.
La stufa si approvvigionava con olio e la combustione avveniva attraverso lo stoppino immerso nell’olio.
28070623_1858525027504978_7145969853240649997_o

 

28070804_1858524797505001_8204188260520938858_o

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

* (la dizione di “guardia a cavallo” era amministrativamente tesa ad individuare l’agente di polizia penitenziaria con conoscenze approfondite di agrozootecnia e disponibile ad espletare quel tipo di servizio che usualmente si svolgeva senza l’utilizzo di alcun cavallo)

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......