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il campo di Stretti

Il dolore sterilizzato

Raccontare una parte della storia di questa Stufa dal nome singolare è uno degli argomenti che, insieme, angoscia per il numero delle vittime e per il carico di sofferenze inenarrabili che queste persone sopportarono ed appassiona, perché è finalizzato a esaltare il valore culturale della memoria storica dell’Asinara nel suo complesso.
Mi riferisco precisamente alla stufa Giannolli che conta ormai 102 anni e che ha visto svolgersi il rullino fotografico di un pezzo importantissimo e poco conosciuto di storia dell’Asinara.

L'unione sarda

La prima pagina dell’Unione Sarda

Per cercarla torniamo indietro nel tempo ed arriviamo nel Campo “Jonio” di Stretti, era il 28 gennaio 1916 e siamo finalmente insieme alla Stufa inviata dalla Prefettura di Sassari.
In quel triste periodo i campi di Prigionieri austro – ungarici prendevano il nome mutuandolo da quello dei piroscafi da cui sbarcavano i primi prigionieri, quindi il campo di Stretti fu allestito per ospitare i prigionieri del piroscafo Ionio.

C’è da dire che all’Asinara erano presenti diverse stufe collocate nei campi già in funzione ed in grado di sterilizzare gli indumenti, ma questo tipo di stufa, la Stufa Giannolli, aveva la capacità di trattare con il vapore un gran numero di indumenti, arrivando a contenere anche i materassi. Con questi strumenti nel campo di Stretti ed in quello di Fornelli ogni giorno si riuscivano a lavare, disinfettare e vestire oltre mille prigionieri.

LO SVOLGERSI DEGLI ACCADIMENTI

Da poco più di un mese (18 dicembre 1915) aveva attraccato al molo di Cala Reale il Piroscafo “Dante Alighieri” con i primi 1.995 prigionieri austro – ungarici provenienti da Valona, il natante viaggiava assieme al Piroscafo America con 1.721 prigionieri ed un Cacciatorpediniere di scorta. In un giorno 3.716 persone giunsero in rada, ma non sbarcarono immediatamente. Come accadeva sempre, i prigionieri furono ripuliti, lavati, vennero tagliati loro i capelli e le barbe, e dopo la disinfestazione si rivestirono con indumenti puliti ed infine sbarcati.

I primi prigionieri dei serbi trovarono ad attenderli 15 ufficiali e 290 soldati italiani.

Lo sbarco dei prigionieri austro - ungarici

Lo sbarco dei prigionieri austro – ungarici

Con innumerevoli viaggi, in poco più di un anno, le circa venti navi italiane trasportarono sull’isola sarda ben 24.000 prigionieri consegnati dai Serbi agli alleati italiani.

Dopo la partenza da Valona sulle navi, sia in viaggio che in rada, morirono ben 1500 persone e buona parte di queste ebbero sepoltura in mare.
Circa 5000 prigionieri morirono dopo lo sbarco sull’isola dell’Asinara e trovarono sepoltura in fosse comuni, scavate dove possibile e successivamente ricoperte di calce onde evitare il contagio ed accelerare la decomposizione dei corpi.

Sui numeri c’è più di un dubbio e deriva dal fatto che nel porto di Valona i prigionieri venivano fatti salire sulle imbarcazioni in modo tumultuoso e spesso, durante il tragitto, coloro che morivano, venivano sepolti in mare.

Già a Valona ed a causa della lunghissima traversata, svolta a piedi, senza cibo ed in condizioni disumane, i prigionieri erano giunti avendo contratto il colera, ma la maggioranza dei decessi sui piroscafi e nell’isola avvennero per differenti cause, come riporta puntigliosamente la “Relazione del Campo di prigionieri colerosi all’isola dell’Asinara” del Generale Ferrari, inizialmente i decessi furono dovuti a forme di infezioni intestinali, nefriti, malattie cardiache e dell’apparato respiratorio, nonché al grave esaurimento organico dovuto alla traversata da Nish (Serbia) a Valona.

ANCHE IL COLERA SBARCA ALL’ASINARA

Era il 31.12.1915 quando i primi esami dettero esito positivo per ciò che riguarda l’epidemia di colera ed il picco massimo di intensità della malattia fu rapidamente raggiunto il 10 gennaio 1916, dopo dieci giorni!
Le strutture pubbliche si mossero all’unisono predisponendo un piano accurato per isolare e circoscrivere l’infezione, fu curata l’igiene dei prigionieri e particolare attenzione fù dedicata all’alimentazione, immediatamente si stabilirono le norme per la sepoltura dei corpi ed il controllo delle fosse settiche in cui venivano convogliati i liquami.

 

Vista frontale della Stufa Giannolli nella sua attuale posizione in Campo Perdu. (photo F. Bruzzichini 2016)

Vista frontale della Stufa Giannolli nella sua attuale collocazione in Loc. Campo Perdu – Asinara
(photo F. Bruzzichini 2016)

UOMINI FANTASMA

Per tutto il periodo giunsero sull’isola persone che avevano perso tutte le caratteristiche umane, i prigionieri erano in uno stato deplorevole, causa di stenti, le privazioni, le sofferenze e le malattie di ogni genere cui andarono soggetti nella lunga prigionia in Serbia e durante la ritirata disastrosa”.


Sbarcavano “male vestiti, molti di loro ignudi o quasi, miseramente coperti di abiti laceri e sudici, che cadevano a brandelli: coi visi sparuti e macilenti, con occhiaie profonde, stralunati, barbe lunghe ed incolte come le capigliature, nel cui folto brulicavano schifosi insetti, che pure invaso avevano i miserandi cenci di cui malamente erano coperti.

Da queste considerazioni discende l’importanza del cimelio storico, l’essenzialità della Stufa Giannolli deriva dalla sua muta presenza in questo teatro infernale, nei gironi danteschi in cui bisognava immergersi prima di ritrovare nuovamente sembianze umane.

La sofferenza è stata sterilizzata dalla Stufa Giannolli, la sua importante testimonianza non può non essere conservata a futura memoria.

                    27 febbraio 2017

Il Comando Marittimo della Sardegna, alla Maddalena, chiede ai sindaci della zona di interdire la pesca per motivi sanitari.
Comunicazione riservatissima. documento è stato pubblicato il 08.11.2017 da Lucia Amato

Comunicazione riservatissima al Sindaco del Comune di La Maddalena 09 gennaio 2016

Comunicazione riservatissima al Sindaco del Comune di La Maddalena del 09 gennaio 1916


Progetto culturale di tutela.
Quando si rintracciano concetti che corrispondono alle nostre aspirazioni profonde, credo si debbano condividere.
Penso sia anche opportuno ricomprendere, tra i diritti inalienabili, anche il diritto al valore storico-culturale delle origini.


E’ dovere collettivo e individuale tutelare i diritti inalienabili delle persone, perché sulla tutela di essi si fonda il “patto tra generazioni” e l’orgoglio, che susciterà nei figli il ricordo dei loro padri, dipenderà dall’integrità delle fonti di vita che saremo in grado di consegnargli.” (Bengasi Battisti, Presidente Associazione Comuni Virtuosi)
Riferimenti bibliografici: Relazione del campo di prigionieri colerosi all’Isola dell’Asinara nel 1915 -16 del Generale di Divisione Giuseppe Carmine Ferrari – Roma Provveditorato generale dello Stato 1929 – Anno VII – Materiale tratto da www.sardegnadigitallibrary.it

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

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