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il libro di Giglio

Patrizia Giglio

Uno dei primi articoli dal titolo “Paradisiaco inferno” lo scrissi in questo sito nel già lontano 1995 ed era incentrato sul pensiero del Gen. Nino Giglio e sulla considerazione che Egli aveva di questa isola.
Oggi mi permetto di raccontare di Patrizia Giglio.
Le persone che, molto, ma molto benevolmente mi onorano della loro attenzione, potranno legittimamente chiedersi: “Chi è questa persona?

foto di repertorio

foto di repertorio

Allora mi accingo a compiere un ardito “salto della quaglia” per raccontarvi cosa è accaduto qualche sera fa, compreso il sobbalzo che ho avuto dalla sedia, quando ho letto la richiesta della Signora Patrizia Cifariello Ciardi.

Qualcuno forse ricorda che nella pagina fb degli “affetti dal Mal d’Asinara” viene usualmente proposta, a chi si vuole iscrivere, una terna di domande di cui, la prima, recita: “Quali sono le motivazioni per cui desideri iscriverti alla pagina?“……
Era l’otto marzo 2020 e quando lessi le sei parole scritte, stentai subito a credere che lessi e rilessi per esserne certo, parole che mi provocarono qualcosa, che definire meraviglia. è troppo poco.

form della pagina degli "Affetti dal mal d'Asinara"

il form della pagina degli “Affetti dal mal d’Asinara”

Ma poteva mai essere che … proprio la figlia del Generale Nino Giglio … volesse iscriversi alla nostra pagina ???

Dopo qualche minuto di pura incredulità, riuscii a realizzare che, si, era proprio la figlia del Generale Nino Giglio, la figlia di colui che scrisse uno dei testi, da me, più apprezzati sulla bellissima isola dell’Asinara.
Un testo, un libro che rende evidentissimo, in ogni virgola, lo sconfinato affetto dell’autore, per l’isola dell’Asinara.

Immediatamente ho pensato alla sorpresa degli iscritti alla pagina fb per l’inaspettata richiesta di iscrizione, ma non ho fatto a tempo ad andare oltre, che immediatamente mi sono tornate in mente tutte le domande che avrei voluto rivolgere al Gen. Nino Giglio ………. figlio del Dott. Cav. Uff. Giuseppe Giglio, già Direttore della Casa di Lavoro all’Aperto dell’Asinara a cui il figlio dedica il libro.
Nino Giglio nella sua prefazione scriveva:

Quei pochi lettori che scorreranno queste righe, da me tracciate sull’Asinara, saranno certamente indotti ………

premessa parte 1 chendel

e concludeva: Lo scritto – che raccoglie in un unico volume …..

premessa parte seconda

Ma torniamo al racconto del fatto che è all’origine di questo articolo.
Dopo il breve momento di sorpresa, mi sono chiesto in che modo avrei potuto comunicare con la Signora Patrizia, ma  ho pensato anche alla probabile sua poca dimestichezza con la rete e con il web, poi, dopo qualche giorno ho collocato un commento in un suo post ed, in risposta, ho ricevuto un messaggio “domani la chiamo”.

Il giorno successivo penso di essere stato perfino irruento nell’approccio telefonico, ma oltre al fiume di domande che mi affollava la mente, mi sono trovato davanti, si fa per dire, una persona di simpatia e arguzia uniche, che mi ha spiegato, in primis, come sia stata felicemente travolta dallo stesso nome, dalle storie  e dai post della nostra pagina.
Mi consola pensare che forse il mio desiderio di conoscenza fosse pari a quello della Signora Patrizia di comunicare.

tranquilli copia 2

Nella lunghissima telefonata ho riempito velocemente un paio di pagine di appunti, che più che frasi compiute, sono consistite in singole parole, successivamente “fissate in memoria” integrandole.
Dal colloquio telefonico, come dal cappello del prestigiatore, sono usciti aneddoti della sua vita e di quella del padre, unico denominatore l’Asinara, storie che mi hanno entusiasmato per la loro originalità ed anche per essere riuscito perfettamente a collocare i racconti nei luoghi a me conosciuti.
La Signora Patrizia mi ha parlato della “sua” Asinara, della passione del padre, poi, una volta terminato il colloquio, ho svolto una serie di ricerche che hanno ulteriormente rivelato la poliedrica personalità e che solo sinteticamente espongo.

  1. Patrizia attrice cinematografica e conduttrice televisiva.
fonte Istituto Luce

fonte Istituto Luce – una delle prime immagini

Scelse il nome d’arte di Patrizia Della Rovere e sposò l’attore cinematografico Antonio Cifariello, poi divenuto documentarista RAI e prematuramente scomparso, all’età di 38 anni, in un incidente aereo nello Zambia.

Pellicole con Patrizia della Rovere nel ruolo di attrice:

images– Violenza sul lago, reg. Leonardo Cortese (1954)
– L’amante di Paride, reg. M. Allégret, E. G. Ulmer (1954)
– Bravissimo, reg. Luigi Filippo D’Amico (1955)
– Rosso e nero, reg. Domenico Paolella (1955)
– Ercole e la regina di Lidia, reg. Pietro Francisci (1959)
– Brevi amori a Palma di Majorca, reg. Giorgio Bianchi (1959)

Di seguito il link con immagini dell’Istituto Luce https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL0000003355/11/lai-antonio-cifariello-e-patrizia-della-rovere-partenza.html?indexPhoto=5&jsonVal=

 

La notorietà per il grande pubblico arrivò nel 1959 associata sopratutto al suo ruolo di conduttrice televisiva, (si usava il termine, alquanto sgradevole di “valletta”) in coppia con  Carla Gravina, nel 1959, nel programma televisivo “Il Musichiere” condotto dall’indimenticato Mario Riva.

Quelli che una volta erano i rotocalchi la ritraevano in ogni occasione.

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Alcune immagini di repertorio.

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Successivamente al 1959 Patrizia lascia volontariamente il mondo dello spettacolo per un notevole lasso di tempo e dall’unione tra Patrizia e Antonio nasce Fabio, successivamente adottato dal secondo marito, Francesco Ciardi  (e da qui trae origine il  cognome).
Poi per una serie di evenienze, dopo molti anni, viene chiamata nella redazione di uno show.

2) Patrizia nella redazione del Maurizio Costanzo show.

maurizio costanzoPatrizia segue lo sviluppo del mezzo televisivo che si sta affermando in Italia, dall’osservatorio privilegiato poiché lavora. per 12 anni, nella redazione dello spettacolo “Maurizio Costanzo Show” occupandosi principalmente di importanti argomenti riguardanti la giustizia, la politica e la mafia.

Ed è proprio al culmine della sua carriera che fa ritorno in visita nell’Isola che il padre aveva sempre frequentato, l’Asinara, ma torniamo al primo incontro.

3) Patrizia all’Asinara la prima volta.

Patrizia ricorda, con sensazioni molto vivide, il suo primo viaggio nell’isola.

patrizia cifariello giardi - 1Ero poco più di una bambina“, racconta, “e lo sbarco avvenne a Cala d’Oliva. Ad accoglierla ci fu il sorriso del padre e la premura di alcune persone che avevano il compito di accompagnarli al Faro di Punta Scorno, ove Nino Giglio normalmente trascorreva i periodi di riposo dal servizio, con l’autorizzazione del Ministero della Marina entro cui ricadeva la competenza territoriale della zona.
Un un mulo era stato adibito al trasporto delle valigie e  mi attendeva un cavallo che fui felice di cavalcare.
La piccola carovana si avviò verso la meta che, pur essendo relativamente d’appresso, doveva essere raggiunta percorrendo una strada che, per chi la conosce è afflitta da tornanti e dislivelli di qualche difficoltà.
Il cavallo evidentemente percorreva di frequente quello sterrato, per cui si stabilì subito un affiatamento. Dopo appena un quarto d’ora, gli occhi di Patrizia, si aprirono su paesaggi ed insenature di rara bellezza.
Quando scorgemmo la sagoma maestosa del faro, in lontananza, decidemmo di fare una breve sosta per far riposare gli animali.
“Io” – racconta Patrizia – “non scesi dal cavallo e rimasi ad osservare il meraviglioso panorama, mentre l’altro asinello disturbato dal sopraggiungere di un cane scartò ed urtò il fianco del cavallo che, partì al galoppo e mi disarcionò  trascinandomi per la staffa.
Vedevo gli zoccoli del cavallo percuotere il terreno a fianco della mia testa!
Furono attimi di assoluto terrore, ma solo attimi poiché fortunatamente il cavallo, dopo qualche decina di metri, incontrò un muretto che ne rallentò la corsa e sopratutto fece sfilare il mio piede dalla staffa, consentendo  di rialzarmi con tanta paura, qualche graffio, ma nulla di più.”
Concludo la narrazione della comunicazione con Patrizia Giglio aggiungendovi un aneddoto raccontatomi dal mio amico Gianfranco Massidda oggi (25 marzo 2020) che ha ricordato, con piacere, quando piccolino, aveva dormito nella tenda militare con Patrizia Giglio. Avevano festeggiato forse l’arrivo di Patrizia insieme a tanti ragazzi, probabilmente nello stesso periodo in cui accadde l’incidente con il cavallo.


Il Generale Nino Giglio ed il suo tavolino

Figlio del Direttore Giuseppe Giglio, il Generale aveva percorso tutta la carriera militare fino a raggiungere la posizione di Generale di Corpo d’Armata, si congedò come comandante militare delle Regioni della Calabria e della  Sicilia.
Come ho già avuto modo di scrivere la figlia conferma che Nino Giglio fu persona di svariati interessi.
In successive occasioni riferirò del tavolino posto nella veranda della sua minuscola abitazione di Cala Reale, che fu costruita da Umberto Massidda (Il gestore del negozio di rifornimenti per la Colonia Penale) su terreno del demanio marittimo nei pressi della Casa dei Fanalisti.
Ogni giorno, nel pomeriggio, il Generale in riposo si sedeva a quel piccolo tavolino per ascoltare ed appuntarsi le richieste che le persone gli facevano.

Una persona allegra” è il ricordo affettuoso che, al termine del colloquio telefonico, mi ha lasciato in regalo, la figlia Patrizia, insieme all’invio di una composizione fotografica che mostro, in cui Nino Giglio si apprezza nella usuale posa con l’immancabile sigaretta in bocca e le mani in tasca, a distanza di 40 anni.

ph Patrizia Cifariello Giardi 2020

ph Patrizia Cifariello Giardi 2020

Aveva sicuramente un cruccio il Generale Giglio, quello di non avere un luogo ove poter esprimere il suo ricordo sulle spoglie mortali del proprio padre, morto combattendo nella prima guerra mondiale e poi disperse nel cimitero di Capodistria, un dispiacere talmente grande da indurlo a collocare una lapide nel Cimitero di Campo Faro in cui si recava ogni qualvolta approdava all’Asinara.
Lo confessa, pudicamente, in una pagina del suo libro e narra di aver fatto collocare la lapide “… murata in una nicchia scavata dalle intemperie in una roccia ed è l’unica che testimoni il passaggio su questa terra, di questo gran maestro di vita che egli fu“.
In ossequio al suo grande affetto per l’Asinara, ho voluto, solo graficamente, ricostruire la lapide, l’ho fatto sulla base dei  suoi scritti, un ricordo che mi piacerebbe rinvenire realmente e pubblicare, qualora possa essere facilmente rinvenuta.

ricostruzione grafica chendel 2020

ricostruzione grafica chendel 2020

 

Precedenti articoli (soltanto quelli meno recenti):

Il Paradisiaco inferno Aldo Caron Torre Trabuccato La lavanderia Romeo e Giulietta

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

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