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ph l.Delogu 2015

Crematorio di Cala Reale

L’immagine collocata all’inizio dell’articolo l’ha inviata, nel lontano 1995, l’amico Leonardo Delogu (foto in calce all’articolo) persona a cui, con affetto, dedico questo elaborato, e l’ha inviata per sollecitare un articolo su questo particolare edificio sito in Cala Reale.

Il Crematorio in genere contraddistingue il luogo deputato alla cremazione del corpo di una persona, giunta ormai alla fine della sua esistenza.
La cremazione è apparsa una pratica naturale da tempi remoti, forse perché richiama un’idea di purificazione operata dal fuoco, ed è tutt’ora diffusa in ampie zone nel mondo, tra popolazioni con radici culturali che affondano nei secoli.

Contrariamente a quanto usualmente si pensa, le spoglie mortali di una persona, con gli antichi forni crematori, non si riducevano completamente in cenere. ne residuavano parti più o meno piccole di ossa che sarebbero dovute essere successivamente sminuzzate.
Le ceneri prodotte dal Crematorio di Cala Reale, conservate nelle parti laterali del fabbricato, quando nel 1950 fu trasformato in chiesa, furono disperse in mare nella piccola caletta di Cala Reale nei pressi della casetta cosiddetta “del Generale Giglio”.

Partendo dalla scritta sul fabbricato (foto 1) destinato ad alloggio per passeggeri di 3° classe, proviamo ad inquadrare, sia pure per sommi capi, l’istituzione sanitaria dell’Asinara nel suo contesto temporale e giuridico.

ALTO COMMISSARIATO PER L’IGIENE E LA SANITA’ – ACIS, (1937-1965)

Ho già avuto modo di descrivere il fabbricato, nell’articolo sulla ricerca archeologica di Cala Reale, il suo singolare colore “rosso mattone” e la gigantesca scritta

ALTO COMMISSARIATO PER L’IGIENE E LA SANITA’

ph. Saverio Senette 05.09.2017 - Archivio Affetti dal mal d'Asinara

1) ph. S.Senette 2017 – Arch. Affetti mal d’Asinara

che occupa la vista del viaggiatore alla destra dell’edificio destinato originariamente all’Amministrazione Sanitaria, per l’alloggio del personale destinato alla Stazione e Sede del Comando del Presidio (quello che oggi viene comunemente definito il “Palazzo Reale”) facente parte di quell’insieme di terreni e fabbricati definito “Stazione Sanitaria” dizione con la quale si identifica tutto il complesso compreso i “periodi contumaciali” (foto 3).

L’ACIS ovvero l’Alto Commissariato per l’Igiene e la Sanità pubblica fu istituito con D.lgt. 12 lug. 1945, n. 417 e disciplinato, nelle attribuzioni e nell’ordinamento, con d.lgt. 31 luglio 1945, n. 446, modificato con d.lg. 8 mag. 1948, n. 1204, e con D.p.r. 4 ottobre 1949, n. 695.

Posto alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’alto Commissariato ereditò le competenze della soppressa Direzione generale della sanità pubblica del Ministero dell’interno, divenendo l’organo tecnico centrale cui spettava la tutela della salute pubblica, il coordinamento sull’attività degli uffici statali che avevano attribuzioni in materia di igiene e sanità e la vigilanza tecnica sulle organizzazioni sanitarie e sugli enti sorti con lo scopo di combattere le malattie sociali. Si articolava in un Segretariato generale, un Gabinetto e tredici uffici: due per gli affari generali e del personale, sette uffici tecnici con competenza sull’igiene pubblica, le malattie sociali, la produzione e vendita dei farmaci e i servizi veterinari; quattro distaccati per i servizi dell’UNRRA , la sanità marittima, le pensioni privilegiate, la disciplina delle acque minerali e degli stabilimenti di cure termali.

In dipendenza degli eventi bellici, per effetto dell’art. 2 del R.D.L. 30 ottobre 1943, n.2/B, il Consiglio superiore di sanità cessò di funzionare, al suo posto, con D.lgt. 22 marzo 1945, n.136, fu istituita una Commissione consultiva centrale di sanità che però non fu mai convocata. Il 13 luglio 1950 si insediò il nuovo Consiglio superiore di sanità riformato e ricostituito con Legge. 21 marzo 1949, n.101.
Con il D.P.R. 4 ottobre 1949, n. 695, l’Alto commissariato fu riorganizzato, senza alterarne le competenze, poi si deliberò una prima riforma dell’organizzazione sanitaria attraverso il D.P.R. 10 giugno 1955, n. 854, che attribuì alle Provincie, ai Comuni e ad altri Enti pubblici alcune funzioni statali, di esclusivo interesse locale.

Il ministero della Sanità viene istituito dalla Legge 13 marzo 1958, con l’esigenza di dare piena attuazione al dettato dell’art.32 della Costituzione, che afferma:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.
La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”

La legge 3 agosto 2001, n. 317 ha infine modificato la denominazione da Ministero della Sanità, a Ministero della “Salute”. La recente denominazione rispecchia la nuova missione svolta dal ministero in linea con il concetto espresso dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che definisce la salute:

“Una condizione non più di assenza di malattia, ma di completo benessere fisico, mentale e sociale”

images

Ora apriremo il calendario speciale dell’isola scorrendone velocemente gli anni…..

anno 1885

All’atto dell’esproprio dei terreni di proprietà degli antichi abitanti dell’Asinara, che daranno poi origine a Stintino, nella stessa Legge n° 3183 del 28 giugno 1885 l’isola fu territorialmente ripartita in due giurisdizioni delimitate da appositi confini (muri a secco, filo spinato e, lungo la viabilità pilastri ancora in gran parte visibili.)
Al Ministero della Marina competevano due differenti aree: la zona de La Reale (da Campo Perdu a Trabuccato) destinata alla creazione della Staziona Sanitaria di Quarantena e l’area di Punta Scorno nella quale già esisteva sin dal 1854 il faro la cui costruzione era stata auspicata dal Lamarmora.
Al Ministero dell’Interno (da cui all’epoca dipendevano direttamente le strutture di pena)  competeva tutta la restante parte del territorio da utilizzare come Colonia Penale Agricola.

Cartina sanitaria dell’Asinara

Asinara- Stazione sanitaria

Asinara- Stazione sanitaria

In quegli stessi anni, nei quali il territorio dell’Asinara veniva riorganizzato in funzione delle esigenze dello Stato centrale che faticosamente stava dando vita alle sue istituzioni, si approvava il Regolamento per la sanità marittima che prevedeva, fin dal primo articolo, fra i compiti principali di quel “servizio” che vi fosse quello di “vigilare per quanto riguarda l’igiene e la sanità pubblica, sui porti e sulle navi ancorate, nonché sugli arrivi e sulle partenze per la via di mare e di eseguire e fare osservare quanto dispongono in proposito le leggi, i regolamenti relativi, le ordinanze e i decreti delle autorità competenti“.
In questo stesso decreto, era previsto che “tutto quanto riflette il regime di difesa contro la trasmissione delle malattie infettive diffuse per la via di mare” dovesse essere di competenza delle “stazioni sanitarie marittime a tal uopo costituite“, e fra queste, quella dell’Asinara e di Brindisi, destinate ad avere un ruolo fondamentale negli anni del conflitto mondiale.
I lavori di realizzazione della Stazione Sanitaria di Quarantena si svolgevano a rilento nell’attesa di risolvere i contrasti tra la Direzione Generale della Sanità Pubblica (DGSP) e quella delle Carceri e dei Riformatori, entrambe dipendenti dal Ministero dell’Interno. Nel 1905, anche i lavori considerati “urgenti” vennero rinviati in attesa di poter utilizzare la manodopera, a basso costo, dei prigionieri.

Stazione Sanitaria Marittima Asinara

3) Stazione Sanitaria Marittima Asinara

Alla fine dell’Ottocento i lavori di realizzazione del lazzaretto erano conclusi; le opere costruite consistevano (fig.3)
– in un edificio a due piani per uffici e alloggio della direzione e del medico,
– un fabbricato per le cucine e i refettori dei ricoverati di prima e seconda classe,
– una lavanderia a vapore,
– un ufficio postale,
– la cucina e la mensa per i viaggiatori di terza classe,
– un fabbricato destinato alla disinfezione,
– un dormitorio con 300 posti letto per i viaggiatori di terza classe,
– due padiglioni con 56 posti letto per i viaggiatori di seconda classe.
L’ospedale era dotato di 30 posti letto, una sala operatoria, nei pressi era stato costruito il forno crematorio, il laboratorio batteriologico, la farmacia.

Erano stati costruiti depositi per il carbone e per i disinfettanti e due cisterne per la raccolta dell’acqua.

In zone adiacenti a Cala Reale furono edificati tre fabbricati di circa centocinquanta posti letto ciascuno chiamati “periodi contumaciali”. Gli edifici, posti ad un chilometro l’uno dall’altro, erano destinati ad ospitare i viaggiatori infetti, in fase di guarigione, secondo le tre fasi successive della quarantena sanitaria.
Nel corso degli anni la Stazione Sanitaria ospitò differenti e numerosi gruppi di ammalati che seguirono la contumacia e ne uscirono risanati, nel novembre 1911 furono 250 militari colerosi che giunsero con il Piroscafo Liguria a Cala Reale provenienti da Tripoli. Nel 1913 invece un nutrito gruppo di Ascari del VII battaglione eritreo provenienti da Massaua furono trasportati dal Piroscafo Bologna, in questo gruppo Nino Giglio riferisce che vi furono 5 ammalati (uno affetto da peste bubbonica).

Nell’immagine 4) che segue possiamo apprezzare una delle rarissime fotografie dell’edificio dopo la sua costruzione.

Asinara Cala reale Crematorio (fonte web )

4) Asinara – Cala Reale il Crematorio appena dopo la costruzione (fonte web) .

Nella fotografia  è visibile il Crematorio nella sua configurazione originale, al centro del tetto si noti, leggermente spostato sulla destra, il comignolo.

Nino Giglio nel suo libro “L’Asinara” evidenzia “l’antiquatezza del sistema di combustione” che applicava in nuovissimo metodo di Paolo Gorini a) e descrive la presenza di due locali, il primo adibito a sala anatomica ed il secondo a sala cineraria per la conservazione delle ceneri. Leonardo Delogu ci ricorda che Il sistema adottato era

anno 1900

Nei primi anni del 1900 la Casa di Lavoro fu autorizzata ad occupare anche i tre Periodi della Staziona Sanitaria Marittima.
Nell’anno 1911  giunsero a Cala Reale 250 militari colerosi provenienti da Tripoli e nel  maggio del 1913 giunsero 1000 ascari del VII battaglione eritreo provenienti da Massaua con il Piroscafo Bologna dei quali 5 ammalati e successivamente guariti (uno affetto da peste bubbonica).

anno 1915

In quell’anno, si appresta ad arrivare all’Asinara il “tornado AUSTROUNGARICO” ed accade quando il 18 dicembre 1915 getta l’ancora, nella rada di Cala Reale, il Piroscafo “Dante Alighieri” con i primi 1.995 prigionieri austro – ungarici, il natante viaggia assieme al Piroscafo America con 1.721 prigionieri ed un Cacciatorpediniere di scorta. I prigionieri avevano già contratto il colera, ma sull’isola non si sapeva, lo apprenderanno pochi giorni dopo!
Furono 25- 27 mila i prigionieri che sbarcano in varie ondate, in 5 -7mila moriranno sull’isola e non sarà certo possibile cremarli poichè, come afferma Luca Gorgolini nel suo libro “I dannati dell’Asinara”, il Crematorio era capace dell’incenerimento solo di una salma in 24 ore!

anno 1937

Durante l’estate di quell’anno vi fu la cremazione della salma di Gedeon il piccolo figlio della Principessa Woizero Romanework Hallesillasié morto di tifo e fu l’ultima cremazione poichè era ormai evidente che, per l’operazione di cremazione, necessitavano enormi quantità di combustibile (legna) per incenerire le salme, per cui il Ministero della Sanità decise la chiusura del forno crematorio.

anno 1950

Asinara - Chiesa di Cala Reale (ph: L.Delogu 2017)

5) Asinara – Chiesa di Cala Reale (ph. L.Delogu 2017)

In questo anno si realizzarono le modifiche strutturali che trasformarono il Crematorio nella Chiesa di Cala Reale.

Le modifiche apportate sono  evidenti:
Il comignolo della fornace è stata eliminato (particolare foto 6).
E’ stato edificato il campanile nella parte sinistra (vista frontale).
I vani di accesso laterali sono stati ridotti e trasformati in finestre mentre i timpani superiori delle coperture laterali sono stati innalzati e strutturati a falda singola.

Particolare del comignolo del Crematorio.

6) Particolare del comignolo del Crematorio.

 

GLI INTERNI DELLA CHIESA

Con l’indispensabile ausilio di un altro affezionato amico dell’Asinara, Ivan Chelo abbiamo avuto modo di rintracciare le immagini, relativamente recenti, dell’interno della chiesa, (ph 7 – 8)  i ragazzi che vedete seduti con gli strumenti musicali in mano (i volti sono stati opportunamente schermati per impedirne il riconoscimento) hanno frequentato un “Campus Orchestrale UNDER16″ nell’anno 2009, l’ultima immagine (ph 9) riguarda una mostra artistica.

2019 Campus Musicale under 16 (ph Ivan Chelo)

7) Asinara 2009 Campus Orchestrale under 16 (ph Ivan Chelo)

Asinara 2009 Campus Orchestrale under16 (ph Ivan Chelo)

8)Asinara 2009 Campus Orchestrale under16 (ph Ivan Chelo)

 

Ex Crematorio di Cala Reale mostra artistica, (ph Ivan Chelo)

9) Asinara – Ex Crematorio di Cala Reale mostra artistica, (ph Ivan Chelo)

Dalle immagini di Ivan Chelo si possono apprezzare l’abside costruito nel luogo in cui insisteva il forno per l’incenerimento delle salme, mentre le due sale laterali sono state trasformate in navate della Chiesa.
Le immagini 7 e 8 mostrano, alle spalle di uno schermo, l’altare ed il tabernacolo.

 

Leonardo Delogu al timone (2018)

Leonardo Delogu al timone

 

APPROFONDIMENTO sul sistema di cremazione Gorini

a)  L’anno di svolta nella storia della cremazione cadde nel gennaio del 1874 in cui Paolo Gorini era impegnato nella conservazione della salma di Giuseppe Rovani. Venuto a mancare il ricco industriale Alberto Keller, che già nel 1872 aveva scritto a Paolo Gorini perché esaudisse la sua volontà di venire cremato e che, successivamente, si era rivolto a Polli per lo stesso motivo, non si poté esaudire il defunto per una serie di ragioni di natura politica.
Sebbene, in quel periodo Gorini fosse prossimo ad abbandonare gli studi cremazionisti, dal momento che si rendeva assolutamente conto del fatto che il suo metodo «plutonico» era ben poco economico, Alberto Keller lo incoraggiò a continuare gli esperimenti.
Come lo stesso Paolo Gorini sottolineava nella sua lettera a Olioli, il metodo di distruggere il corpo in un misterioso «liquido plutonico» era efficace, ma molto costoso. Così, lo scienziato sperimentò un nuovo sistema di distruzione dei cadaveri attraverso la combustione, progettando il primo forno crematorio moderno, grazie al quale incontrò un successo insperato.
Lo scienziato scriveva: «rassegnatomi quindi a non contare se non sui limitatissimi mezzi di cui fino allora aveva potuto valermi, continuai tranquillamente i solitarii miei studii, applicandomi principalmente alla questione dell’incenerimento dei morti. Investito difatti come io ero, solo fra tutti i figli della penisola, della straordinaria facoltà di disporre liberamente di una copia illimitata di cadaveri, avevo […] sentito, che a me […] incombeva l’obbligo di studiare sperimentalmente quel problema».
Un primo “forno goriniano” venne edificato presso il cimitero di Riolo nel 1877 e nella notte fra il 5 e il 6 settembre dello stesso anno si compì la prima cremazione. Molti cimiteri adottarono il forno goriniano, che venne edificato a Milano (1877, arch. Carlo Maciachini), Cremona (1883, ing. Francesco Podestà), Roma (1883, ing. Salvatore Rosa), Varese (1883, arch. Augusto Guidini), Torino (1888, arch. Pompeo Mariani). Venne inoltre adottato a Londra (cimitero di Woking, 1888, ing. Turner) e a Parigi (cimitero Pére Lachaise, 1887, arch. Formigé), negli stessi anni fu installato nel crematorio di Cala Reale (Fonte web)

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  • SANNA, Martina, «Il carcere dell’Asinara: gli anni del supercarcere», Diacronie. Studi di Storia Contemporanea
  • Luca Gorgolini “I dannati dell’Asinara” p. 115
  • VI Convegno Storie e Memorie dell’Istituto Superiore di Sanità “Memorie e attualità tra storia e salute. Riflessioni sulla sanità pubblica in Italia a cento anni dalla Grande Guerra a partire dall’esperienza dell’Asinara e di Vittoria. Istituto Superiore di Sanità. Roma, 17 settembre 2015”
  • Nino Giglio “L’Asinara” Rebellato Editore – ediz. 1974

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

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