Forse non tutti sanno che: “i piccioli“, termine tutt’ora d’uso corrente nel dialetto siciliano con il significato di “soldi o denari“, erano le monete in uso, di basso valore, utilizzate in Sicilia nel 1479 sotto il regno aragonese di Ferdinando II “il cattolico”. Nel 1860 il picciolo corrispondeva a 0,00354 lire, un valore decisamente basso. Il taglio intero, immediatamente superiore, era invece il “grano” che corrispondeva esattamente a 6 piccioli; seguiva il “tarì” che era equivalente a 20 grani e poi “l’onza” che era pari a 30 tarì.
Ma non perdiamoci dietro ai “piccioli” e facciamo un salto di qualche secolo, per giungere fino …
….. al 5 maggio 1971 quando, con l’assassinio del Procuratore Capo della Repubblica di Palermo Pietro Scaglione, primo di una lunghissima serie di delitti eccellenti, l’organizzazione mafiosa “Cosa Nostra” annusa l’aria che preannuncia un cambio di passo nell’adozione di misure volte a contrastare il fenomeno “Mafia” e decide di dichiarare all’organizzazione mafiosa, la guerra frontale dello Stato.
Da questo delitto ha origine la decisione della magistratura di concentrare i boss al confino, per meglio controllarli e per limitare l’attività che molti di loro, benché inviati al soggiorno obbligato lontano dalla Sicilia, conducevano indisturbati grazie a una rete nazionale di complicità e all’utilizzo di imponenti risorse economiche, frutto del traffico intercontinentale di droga.
Rintracciato in rete da Ivan Chelo che, come sempre, ringraziamo per il prezioso lavoro di ricerca e di recupero di documenti inediti offriamo, ai nostri cortesi ed attenti lettori, il filmato che potrà però essere visionato cliccando il link allegato,
o collegandosi direttamente all’indirizzo web dell’Agenzia Associated Press, oppure alla pagina fb degli affetti dal “mal d’Asinara”.
Uniamo, a completamento del filmato, questa scheda, il più possibile esaustiva, riguardante uno degli accadimenti importanti per la vita dell’Asinara.
E’ dell’archivio dell’Associated Press il raro filmato che mostra il trasbordo, a Cala Reale, di un primo gruppo di 15 presunti mafiosi il 25 giugno 1971. 1)
NON ERANO 15 DETENUTI, MA 15 SOGGIORNANTI OBBLIGATI.
Chi si avventura in questo tipo di lettura, deve necessariamente tenere presente le differenze tra “detenzione” e “soggiorno obbligato“. Per la corretta lettura del filmato si deve sottolineare che queste persone non erano detenute, bensì persone libere, sottoposte ad una misura di sicurezza ed anche all’Asinara, come nella società esterna, i presunti mafiosi erano affidati al controllo della Polizia di Stato.
Ecco la ragione dell’assenza in banchina del Direttore dell’epoca il Dr. Catello Napodano.
I soggiornanti obbligati, tra cui comparivano nomi come: Gaetano Badalamenti di Carini (Palermo), poi destinato a finire i suoi giorni in un penitenziario americano da cui mandava messaggi trasversali ad Andreotti, Mario Brusca padre di quel Giovanni che vent’anni dopo avrebbe premuto il telecomando per azionare l’esplosivo usato nella strage di Capaci contro Giovanni Falcone, Giovanni “John” Bonventre potente «capodecina» della famiglia Bonanno di New York, Rosario Terrani, Coppola e molti altri, furono inviati all’Asinara dal Governo Italiano per ivi scontare il soggiorno obbligato.
Provenivano tutti e 15 dalla loro prima destinazione, cioè dall’isola siciliana di Filicudi, in cui dal 24 maggio al 24 giugno, già scontavano il soggiorno obbligato.
Furono trasferiti all’Asinara in seguito alle plateali proteste degli abitanti di Filicudi che, addirittura, misero in atto un esodo in massa, portando con se, oltre le masserizie, anche le persone ammalate.
Il Governo non poté far altro il 29.05.1971 che revocare il provvedimento. Lo confermò ufficialmente, in una riunione a Palermo, l’On. Emilio Colombo (Presidente del Consiglio di uno dei famosi “governi balneari”) ricevendo il Sindaco Vitale e una delegazione del comitato Pro Filicudi. Il Presidente Colombo affermò che era stata revocata una decisione della magistratura. 2)
Seguirono, nel tempo, altri invii di siciliani e di calabresi all’Asinara, sempre soggetti al soggiorno obbligato.
I soggiornanti, insofferenti per l’isolamento, inscenarono numerose manifestazioni che danneggiarono seriamente gli stabili dell’area portuale di Cala Reale ed in una delle ultime proteste, smantellarono la copertura del tetto dello stabile rendendolo inagibile.
Il brevissimo filmato (1,56 minuti) dell’Associated Press mostra i soggiornanti obbligati, come fin’ora li abbiamo potuti solo immaginare e come li hanno ampiamente descritti le foto dell’epoca.
I Badalamenti, i Brusca, i Bonventre e la dozzina di scampati alla giusta pena, per via delle numerose sentenze di “assoluzione per insufficienza di prove” frutto di processi in cui la parola “mafia” non doveva essere neppure pronunciata, assomigliano in modo impressionante all’immagine riprodotta in film come “Il padrino”.
Benché costretti in una situazione di relativo disagio, i presunti mafiosi vestivano di tutto punto, camicie bianche e abiti stirati, portavano sempre occhiali da sole, e alle domande dei giornalisti, rispondevano tranquillamente che la mafia non esisteva, era solo un’invenzione, e si camuffavano da persone che tenevano sopratutto al bene della povera gente, persone onorate a cui lo Stato, prima o poi, avrebbe dovuto dare un riconoscimento!
Due brevi pennellate di colore.
Gianfranco Massidda li ricorda ancora oggi, con gli immancabili occhiali da sole, il cappello in testa, la camicia bianca ed il vestito stirato che, tenendo ben stretta nel pugno la maniglia della loro valigia si immergono fino alla cintola, tutti insieme nella piccola spiaggia di Cala Reale per protestare contro l’isolamento.
Poi Gianfranco aggiunge che gli arrivi si susseguirono nel tempo è che, una volta che la Corvetta Aldebaran fu dismessa, subentrò il “Virtude” ad imbarcare i soggiornanti a Porto Torres, dove erano assistiti dallo Studio di un noto avvocato, per giungere a Cala Reale.
Nella fase di imbarco, in un viaggio di traghettamento un Agente di Custodia (allora era questa la denominazione) notò che, dalla tasca di un soggiornante, stava cadendo un corposo rotolo di banconote che, ad occhio e croce, doveva rappresentare una cifra considerevole, allora la guardia avverti il soggiornante obbligato che, ringraziando ossequioso, rispose in stile tipico siciliano, con noncuranza…… “Eh! Piccioli sugnu”….

Il Personale (Carabinieri e Polizia di Stato) sulla banchina in attesa dello sbarco dei soggiornanti obbligati.
Il ricorso alla Corte Europea di Strasburgo
Fu proposto dal soggiornante obbligato Michele Guzzardi, (abitava nelle cosiddette “Pagode” di Cala Reale) ed era stato accusato di “associazione a delinquere e concorso in sequestro di persona”. Lamentava la violazione dell’art. 5 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, processo che vide la soccombenza e la conseguente condanna dell’Italia (1980) all’indennizzo di un milione di lire in favore del ricorrente. Questa fu, molto probabilmente, la motivazione che spinse il Ministero dell’Interno, nell’agosto del 1977, alla esclusione dell’Asinara dall’elenco dei luoghi di soggiorno obbligato.
La Corte di Strasburgo ritenne, nel caso de quo, che “il soggiorno coatto in un villaggio dal territorio esiguo, la difficoltà dell’accesso, la povertà dei contatti sociali, la tipologia della popolazione, esclusivamente composta da agenti penitenziari o da persone egualmente sottoposte alla stessa misura, la sottoposizione a una sorveglianza rigorosa, passibile, se elusa, di tramutarsi in arresto – rendevano legittimo considerare la misura applicata una vera e propria privazione di libertà – rilevante per l’art. 5 e non una sua mera restrizione.”
L’obbligo di soggiorno
Qualche brevissimo cenno sulla misura che tanto ha fatto discutere gli operatori del diritto, i legislatori ed i politici, negli anni 70 – 80 poichè fu, da più parti, accusata di “esportare” il fenomeno criminale, in genere quello mafioso e camorristico in particolare, in zone fino ad allora, indenni.
L’istituto del soggiorno obbligato, introdotto per legge nel 1965, ha, di fatto, agevolato la costituzione di presenze stabili non solo dei soggetti prevenuti, ma anche delle loro famiglie e di altri personaggi ad essi legati in vario modo.
La migrazione avvenne sopratutto nelle regioni dell’Emilia Romagna e della Lombardia, luoghi in cui i boss mafiosi una volta stabiliti, hanno sviluppato il loro affari criminali, danneggiando seriamente la struttura imprenditoriale e sociale ivi esistente. 3)
Secondo la legge n. 1423 del 1956 le misure di prevenzione sono:
- la diffida,
- il rimpatrio obbligato,
- la sorveglianza speciale nella località di residenza,
- la sorveglianza speciale con divieto di soggiorno in uno o più comuni e
- l’obbligo di soggiorno in un determinato comune.
Il legislatore successivamente nel 1982 rettificò l’istituto con l’art. 10 della legge Rognoni – La Torre
Legge 13 settembre 1982, n. 646
“Disposizioni in materia di misure di prevenzione di carattere patrimoniale ed integrazioni alle leggi 27 dicembre 1956, n. 1423, 10 febbraio 1962, n. 57 e 31 maggio 1965, n. 575. Istituzione di una commissione parlamentare sul fenomeno della mafia. (GU n.253 del 14-9-1982 ) che entrò in vigore il 29/9/1982.
…. omissis …..
Art. 10. L’ultimo comma dell’articolo 3 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e’ sostituito dai seguenti commi: “Nei casi di grave pericolosità e quando le altre misure di prevenzione non sono ritenute idonee alla tutela della sicurezza pubblica può essere imposto l’obbligo di soggiorno in un determinato comune. Il soggiorno obbligatorio e’ disposto in un comune o frazione di esso con popolazione non superiore ai 5 mila abitanti lontano da grandi aree metropolitane, tale da assicurare un efficace controllo delle persone sottoposte alla misura di prevenzione e che sia sede di un ufficio di polizia”.
…. omissis ……
L’obbligo di soggiorno prevedeva, per il soggetto sottoposto, il rispetto di alcune misure quale il divieto di allontanamento dal luogo della misura, il rientro nel locale di residenza ad un orario prestabilito, il controllo assiduo da parte delle forze dell’ordine.
La Corvetta F590 Aldebaran (ex USA) in servizio dal 1951 al 1976
Dislocamento: 1796 tonnellate
Lunghezza: 93,30 metri
Larghezza: 11,00 metri
Velocità: 21 nodi (38,5 km/h)
Autonomia: 10800 miglia nautiche a 12 nodi (20000 km a 22 km/h)
Propulsione: 6000 hp, 4 motori diesel GM 16-278A – 2 eliche
Armamento: 3 cannoni da 76 mm in un impianto trinato 6 mitragliere antiaeree da 40 mm 18 mitragliere antiaeree da 20 mm 1 lanciarazzi antisommergibile (detto Porcospino) 8 lanciabombe antisommergibili 1 scaricabombe antisommergibili 3 tubi lanciasiluri
La classe Aldebaran era composta da tre cacciatorpedinieri ex statunitensi della Seconda Guerra Mondiale. Rispettivamente l’Aldebaran era l’USS Thornhill, l’Andromeda l’USS Wesson e l’Altair l’USS Gandy.
Dotate di un buon armamento e grande autonomia, vennero tutte cedute dagli U.S.A. all’Italia nel 1951.
In un primo tempo furono classificate “Avviso Scorta”, poi “Fregate” e poi, con il passar degli anni “Corvette”. 4)
Vennero definitivamente dismesse dalla Marina Militare tra il 1971 e il 1976.
L’amministrazione della Giustizia disponeva all’epoca dei seguenti mezzi navali:
– ex M.A.S. (motosiluranti) adattate a idroambulanze da 12 posti letto cad. ed un motoscafo veloce di supporto
– ex peschereccio d’altura trasformato in idroambulanza dopo il 2° conflitto mondiale. 5)
LOCALI DELLA STAZIONE SANITARIA.
Nell’occasione dell’arrivo dei soggiornanti obbligati, come sopra detto gestiti dalla Polizia di Stato e non dal Ministero di Grazia e Giustizia, vennero requisiti alcuni locali della Stazione Sanitaria di Cala Reale, insieme al piano terra della cosiddetta “1° Classe” ed alla mensa delle guardie di sanità per ospitare i presunti mafiosi e gli operatori della Polizia di Stato. 5)
Guardando il fabbricato della 1° Classe, dando le spalle al Porto, i locali occupati dai presunti mafiosi erano collocati all’estremità destra del palazzo.
In una delle rarissime immagini d’epoca ecco i soggiornanti obbligati che passeggiano e sostano a fianco del fabbricato in cui risiedevano. L’immagine, reperita in rete da Leonardo Delogu che ringrazio, è stata pubblicata nella pagina fb degli “affetti dal mal d’Asinara” il 28.10.2014.
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