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La beccaccia del pizzicagnolo

Il sostantivo della ormai desueta parola “pizzicagnolo“, di origini toscane poi esportata in tutta Italia, isole comprese, individuava un tempo colui che gestiva una “pizzicheria“, ovvero quel luogo adibito ad attività commerciale che aveva, come fine ultimo, la vendita, al minuto di salumi, formaggi, aromi, prodotti commestibili piccanti (cfr. Treccani enciclopedia).

Aula tribunale Op. V. Piacesi

Aula tribunale Op. V. Piacesi

Con questo piccolo fagotto di conoscenza ci incamminiamo per questa storia, una delle tante che racconteremo e che accadde il giorno di Santo Stefano dell’anno 1903, si proprio il 1903, ben 115 anni fà e si svolse, avendo come sfondo la nostra bella isola dell’Asinara che, ad aprile ormai quasi concluso (mese in cui pubblico questa vicenda il giorno 29) smette finalmente il cappotto invernale e inizia a vestirsi con abiti leggeri e svolazzanti, anticipando i calori ed i colori estivi.

Debbo confessare che mai in vita mia ho toccato un fucile da caccia e, normalmente non amo occuparmi di racconti che narrano di imprese venatorie, vere o inventate che siano, e men che meno apprezzo le immagini che vedono i “baldi guerrieri”, armati di doppiette, esporre, come trofei, invero un pochino barbari, gli animali uccisi.

Uno dei padri del moderno racconto Guy de Maupassant (1850 – 1893), interessante scrittore che innovò profondamente lo stile della scrittura del nuovo secolo, reporter di viaggio, saggista e poeta francese scrisse una serie di diciassette racconti, tutti riuniti in un libro “I racconti della beccaccia” pubblicato nel 1883.

La copertina originale del libro.

La copertina originale del libro.

“Quasi quasi”, pensavo tra me e me, “faccio come Guy e pubblico 17 racconti dell’Asinara ……… ”
… noooo stavo solo scherzando!!!!

Comunque abbandoniamo la Francia, il grande poeta e giunto a terra, mi accomodo, prendendo spunto da alcune ricerche effettuate dall’amico molto, molto appassionato dell’Asinara il Sig. Leonardo Delogu, che ringrazio sempre con affetto infinito per queste “chicche” che offre alla nostra conoscenza.
Le ricerche di Leonardo sono state condotte all’Archivio di Stato di Sassari, per documentare prima e narrare poi un fatto realmente accaduto all’Asinara, ma questa volta finalizzato allo scopo di rendere meno ostica la materia, proviamo a trattare l’evento come fosse la sceneggiatura di una pièce teatrale.

Titolo: La beccaccia del pizzicagnolo

Luogo: aula di giustizia Tribunale Civile di Sassari

Tempo: 30 marzo 1904

Personaggi ed interpreti: Presidente Tribunale Guffoires Gaetano,
Giudice: Tito Onorio

Pubblico Ministero: Avv. Satta Giò Battista

Imputati: Alvau Salvatore di Giovanni di anni 22, nato in Alghero e residente all’Asinara, di professione bracciante, accusato dei reati di lesione personale colposa e porto abusivo d’armi.
Difeso dall’Avv.to Sardella;

Marri Pietro fu Luigi di anni 19 nato in Faenza, abitante all’Asinara, di professione pizzicagnolo, accusato del solo (si fa per dire)  del reato di porto abusivo d’armi.
Difeso dall’Avv.to Satta Branca Pietro

Dopo i tre canonici squilli di campanello, gli spettatori tacciono mentre il sipario fruscia aprendo la visione dell’aula di un Tribunale, il Tribunale di Sassari in cui molti attori si agitano, parlando sottovoce, ma il vociare sommesso comunque il rumore rimbomba e contribuisce a far sentire gli imputati in profonda soggezione, solo le toghe degli avvocati sfarfallano allegre, probabilmente pregustano l’arrivo di sostanziose parcelle e si scambiano i convenevoli usuali prima di lanciarsi nella “singolar tenzone”.

Al centro dell’alto scranno in legno scuro, sotto la famosa dicitura “LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI” un arcigno giudice impaludato, infastidito dal brusio, con un cenno della testa, impone il silenzio in aula e dopo aver formalizzato l’apertura del processo, ordina al funereo Cancelliere di procedere con la lettura dei capi d’imputazione dei due accusati.

Una beccaccia si leva dal cespuglio della Reale (photo I. Chelo 2015 m.i C.hendel 2018)

Una beccaccia si leva dal cespuglio della Reale (photo I. Chelo 2017 – m.i.  C.Hendel 2018)

Abbiamo già specificato che fosse il giorno di Santo Stefano del 1903 quando i due giovani amici si recano alla Zonca per una battuta di caccia. La Zonca è una zona collinosa tra Cala D’Oliva e Trabuccato, dopo la curva di Ponte Bianco salendo nella macchia mediterranea a destra della strada bianca che và, dal paesello, a Fornelli.

Attori sono due giovanissimi amici Alvau Salvatore, bracciante e Marri Pietro, pizzicagnolo che avevano trascorso il giorno di Natale nella casa  di Francesco Massidda e di Anna Marri (rispettivamente cognato e sorella del Marri) che già abbiamo conosciuto, in modo discretamente approfondito, già in questo sito (http://www.isola-asinara.it/il-portauovo-di-anna-marri/), ma invece di riassumere …
…. seguiamo per un breve momento le dichiarazioni in aula degli imputati …

A domanda dell’arcigno Pubblico Ministero, Salvatore Alvau risponde:
Non sono colpevole Sig. Giudice, se io ho ferito all’occhio sinistro in una partita di caccia l’amico Marri Pietro non è da attribuirsi a colpa, sibbene ad una certa combinazione.
Infatti quando sparai la beccaccia non vidi l’amico che stava al di sotto in mezzo ai cespugli.

Il pubblico Ministero lo incalza e Salvatore risponde, chinando leggermente il capo, titubante: “No, non ero fornito di porto d’armi.

Un brusio del pubblico sottolinea lungamente la frase e tutti scuotono la testa, poi si acquietano.

Sbrigativamente il Pubblico Ministero rivolge identica domanda a Pietro Marri che, più arzillo, risponde:” Io è vero, Sig. Giudice, che non ero fornito di porto d’armi, ma avevo già inviato le pratiche per ottenerlo ed avevo già pagato la relativa tassa.
Quando l’amico Alvau sparò la beccaccia io mi trovavo alla distanza di trenta metri da lui e in mezzo ai cespugli dell’altezza di un uomo. Quando sparò non poteva vedermi ed il fatto deve attribuirsi a mera combinazione e non a dolo.

Vengono ascoltati i testimoni, il brigadiere dei Carabinieri Reali, il medico della Colonia Penale Dr. Ciro Tonsini che visitò il Marri il giorno dopo e redasse una particolareggiata consulenza per il Tribunale spiegando al Giudice che uno dei due pallini di piombo era rimasto inglobato nella pupilla sinistra e non era stata ritenuta necessaria l’estrazione per timore di causare maggiori danni al paziente.
sentenza alvauL’altro pallino era stato rintracciato al ginocchio dallo stesso lato.
Il Presidente ogni tanto sbuffa, sicuramente per lo svolgimento rallentato dell’udienza.

Il Pubblico Ministero chiede, per l’Alvau, la condanna della detenzione per mesi dieci, all’ammenda di lire 200 e per il Marri  lire 200 di multa diminuita di 1/6 per la sua minore età.

I Difensori chiedono l’assoluzione degli assistiti e quello dell’Alvau ha chiesto di dichiararsi il non luogo a procedere per le lesioni, rimettendosi al Tribunale per quanto riguarda il porto abusivo d’armi.

Il Presidente dichiara finalmente chiuso il dibattimento, si riunisce ai Giudici in Camera di Consiglio e dopo poco legge la sentenza:

In nome di Sua Maestà VITTORIO EMANUELE III

per grazia di Dio e per volontà della Nazione
RE D’ITALIA

Il Tribunale Penale di Sassari
Condanna

Alvau per lesione personale colposa e porto abusivo d’armi ad una multa di 290 lire, un’ammenda di 10 lire ed una pena pecuniaria di 72 lire.
Pierino Marri fu assolto dalla contravvenzione alla legge sulle concessioni governative e dovette pagare l’ammenda di 10 lire.

I giornali dell’epoca dettero notevole risalto al fatto ed insieme alla Circolare di Sonnino e all’atto d’accusa contro l’Austria titolarono a quattro colonne “TRIBUNALE PENALE DI SASSARI”…..  ma ecco il titolo:

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Sulle storie dell’Asinara e sulle vicende dei due ragazzi cala il sipario.

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

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