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proiettile di spingarda

Il proiettile di spingarda

Questa semplice sfera di pietra, che si vede, immortalata nell’immagine di apertura, può essere in grado di offrire, a chi la guarda, sensazioni di tipo particolare?
Potrebbe essere che si tratti della famosissima “sindrome di Stendhal”?
Senza scomodare scultori e pittori famosi, di tutti i tempi, per eseguire improbabili confronti, possiamo definire la “sindrome di Stendhal” come quell’affezione psicosomatica che provoca, in soggetti maschi di circa 25 anni, se posti davanti ad una serie di opere d’arte di eccelsa fattura, diversi sintomi quali tachicardia, capogiri, vertigini, confusione e allucinazioni, ma…

… se ci si sofferma a riflettere solo un momento, questa malattia potrebbe benissimo essere assimilata, per non dire confusa, all’analoga “sindrome da mal d’asinara” che si riacutizza in ogni genere di persona, di qualsiasi etá, che abbia appena poggiato il piede al suolo isolano, il medico potrebbe stabilire che sia un’abulia che “rapisce” i soggetti che ne soffrono, allorquando si trovano al cospetto di un ricordo, recente o pregresso che riguardi la nostra bella Asinara.

Quando il peso di questo globo di pietra si è scaricato nelle mie mani, la schiena è stata attraversata da un brivido….. ma andiamo a vedere le dimensioni di questo singolare reperto ……

Scheda archeologica

Dimensione della sfera, diametro: cm 12,00

Peso: kg 1,712

Luogo di ristrovamento: Isola dell’Asinara – Secca di Punta Trabuccato

Coordinate GPS:    41*04’96”,3 N           8*33’19”.1 E

Data presunta del ritrovamento: anno 1960

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Esame della palla di cannone e del contesto

Le concrezioni calcaree evidenti sulla ruvida superficie della sfera testimoniano, senz’ombra di dubbio, l’autenticità del reperto storico, nonché la sua permanenza in acqua, per diverse centinaia di anni.

Il proiettile (schema in fig. 2) ha la dimensione di una sfera di 12,00 cm di diametro, appiattita centralmente, in un unico punto, per lo spessore di cm 0,8 ed un diametro di cm 4,8 così da ricavare, sulla superficie sferica, il piano orizzontale evidentemente necessario alla stabilizzazione della palla di cannone sulla coperta dell’imbarcazione.

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Nello stesso punto di rinvenimento del proiettile, individuato dalle coordinate gps:  41°04’96”.3 N  e   8°33’19.31” E, denominato la “secca di Trabuccato”, era rilevabile nel periodo riferito, tra la folta prateria di posidonia, anche l’affusto della bombarda inglobato, quasi interamente, dalle concrezioni marine e saldamente ancorato sul fondo marino.

Sul fondale roccioso, a circa 5,5 metri di profondità, i proiettili di spingarda erano disposti in grande numero, in un’area approssimativa di m 5,00 di raggio, nelle immediate vicinanze del pezzo di artiglieria e risultavano visibili solo quando le forti correnti marine appiattivano le lunghe propaggini della verde prateria di posidonia.

Nella prima metà del secolo scorso, in differenti occasioni, i proiettili furono prelevati dal fondo marino e addirittura utilizzati per il gioco delle “bocce”.

Nell’abitazione del Generale Nino Giglio (Cala Reale) fino a qualche decennio fa, potevano essere rilevati proiettili di spingarda collocati, in bella mostra, nel piccolo giardino che circondava la minuscola abitazione.

Dopo la sua scomparsa, sconosciuti si sono impossessati delle munizioni di cannone, disperdendo in questo modo, ogni traccia del ritrovamento.

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IL PERIODO STORICO

Nel corso del XVI secolo, l’intero Golfo dell’Asinara, ha costituito un importante crocevia di grandi traffici marittimi commerciali e militari.

L’isola dell’Asinara, per molti secoli, fu preda delle scorrerie dei Barbareschi e lungo le sue coste si verificarono spesso azioni di saccheggio nei confronti delle imbarcazioni dirette presso lo scalo di Porto Torres.
La Sardegna stessa non fu immune dalle scorrerie barbaresche; nel 1509 il primo attacco venne effettuato contro Cabras e le predazioni proseguirono su tutte le coste dell’isola: Siniscola, Porto Torres, Alghero, Bosa, Oristano, Iglesias, Cagliari, comprese le isole disabitate di San Pietro e Sant’Antioco.

La risposta degli spagnoli a questi attacchi non si fece attendere, l’11 Marzo del 1514 il vicerè De Rebolledo, su ordine regio, rilasciava la licenza di combattere i corsari barbareschi concedendo il diritto di preda.
Concessione reiterata nel 1520 dallo stesso Carlo V.

Nel periodo storico compreso dal 1571 al 1862,  nei porti di tutto il mondo, erano ormeggiati grandi velieri da guerra in legno che sfoggiavano una notevole varietà di cannoni, tra cui le spingarde, come armamento principale, con tipologie e dimensioni le più svariate.

Le imbarcazioni commerciali navigavano in gruppo, accompagnate da unità navali dotate di artiglieria da difesa per respingere gli attacchi frequenti dei predoni e dei corsari.

È notorio che il commercio fu mezzo potente per instaurare scambi, istituire relazioni e per acquisire nuove competenze, il tutto principalmente veicolato per mezzo delle rotte navali, le cui direttrici furono innanzitutto determinate dalla dislocazione delle fonti di approvvigionamento.
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I dati raccolti in occasione dei ritrovamenti delle imbarcazioni naufragate indicano che una parte dei materiali commerciati era assorbita dal mercato interno mentre il resto, abbastanza consistente, costituivano le derrate destinate all’esportazione che, riprendendo le vie del mare, raggiungevano la Corsica, la penisola Italiana, le coste della penisola Iberica e del Nord Africa.

Dalla fine del XIII secolo però, quando i mercanti italiani hanno ormai nelle loro mani quasi tutto il commercio d’Europa, si innesca la competizione per la supremazia del Mediterraneo giocata fondamentalmente:
– tra la potenza militare, politica ed economica di Genova che, oltre ad una presenza significativa in Oriente e nel Mar Nero (chiamato anche il “lago genovese”), ha il monopolio dei sempre più importanti commerci nel Mediterraneo Occidentale,

– e Venezia, “Signora dell’Adriatico”, che domina il commercio nel Mediterraneo Orientale grazie al controllo di un gran numero di isole e dei più importanti scali commerciali dell’Impero bizantino.

Una competizione quella tra le Repubbliche marinare che, ben presto, si trasforma in conflitto aperto con atti di pirateria e vere e proprie battaglie.

La decadenza della precoce potenza marittima di Amalfi risale ai primi decenni del XII secolo per l’arrivo dei Normanni nel Meridione e per la rivalità tra Genova e Pisa. La flotta amalfitana nel 1131 viene distrutta dai Pisani.

La battaglia navale della Meloria (1284) pone fine al conflitto plurisecolare fra Pisa e Genova e dà inizio al declino della potenza pisana e l’affermazione definitiva di Genova.

Galea o Veliero

Il Mediterraneo, nel basso medioevo, è solcato da diverse navi di differente stazza riconducibili a due tipologie fondamentali: lungo e sottile il profilo della galea, mossa dalla forza dei rematori oltre che dal vento, e tondeggiante, panciuto quello del veliero, più capiente, ma meno veloce, perché mosso esclusivamente dal vento.

Stampa antica “la cartonate” relativa ad un tipo di cannone da veliero

Stampa antica “la carronade ” relativa ad un tipo di cannone da veliero

Questo tipo di imbarcazioni vennero usate anche per il commercio di merci preziose e di poco ingombro, come il pepe o le spezie, ma la galea divene presto nave da guerra per eccellenza per le sue caratteristiche di manovrabilità.

La tecnica militare di attacco consisteva essenzialmente nello speronamento, preceduto dal lancio di proiettili, frecce o sostanze incendiarie, seguito dall’abbordaggio e da un combattimento corpo a corpo.

Il caricamento del pezzo di artiglieria navale.

Il caricamento del pezzo di artiglieria navale.

Dalla fine del XII secolo il veliero aumenta di dimensioni, in risposta alle esigenze di un commercio che si va sempre più allargando a merci povere e ingombranti come il vino, il sale e i cereali e il Mediterraneo si popola di grandi bastimenti, ad esempio le caracche genovesi che, nel XV secolo, arrivano alle 1500 tonnellate.

 

La spingarda


La spingarda era un tipo di artiglieria navale ad avancarica, posizionata sui velieri, anche di tipo mercantile nel 15°-16° secolo, le dimensioni del corpo della spingarda hanno via via nel tempo, mutato notevolmente le fattezze ed i materiali e per favorire la gittata, è stata ampliata la dimensione dell’affusto e diminuita la dimensione del proiettile (da quattro libbre).

Il proiettile, costituito da una sfera di materiale di differente durezza veniva caricata dalla bocca dell’artiglieria (avancarica) dopo aver spinto all’interno prima il cartoccio con la polvere da sparo e lo stoppaccio.

                                     

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Ipotesi sulla presenza all’Asinara di questo reperto storico

L’Asinara rivestì sicuramente una posizione strategicamente importante per le rotte che dalla Sardegna si dirigevano verso la Provenza, la Liguria e le Baleari; l’isola era un passaggio obbligato lungo quelle rotte, soprattutto durante i mesi invernali poiché le sue coste potevano fornire utile riparo dalle burrasche alle imbarcazioni in transito.

Non mancano tuttavia episodi di affondamento di imbarcazioni con particolare frequenza nelle zone adiacenti al “passaggio dei Fornelli” ed in prossimità di Punta Barbarossa, ma nelle acque dell’isola dell’Asinara, i diversi relitti richiamano numerosi naufragi, accaduti in tutte le epoche storiche.

Ovviamente la parte di isola ad ovest, il cosiddetto “Mare di Fuori” non è stata interessata da prospezioni ed indagini di archeologia subacquea che, se avviate, potrebbero sicuramente riservare ulteriori interessanti scoperte.
Gioverà non dimenticare che l’affusto di cannone, poi traslocato nella curva del Paesello di Cala d’Oliva, fu rinvenuto nel sottocosta di Fornelli, nei pressi del Tamerice (Fig. Carta dei relitti archeologici subacquei).

Un affusto di cannone è tutt’ora rinvenibile anche nell’area di mare prospicente la Torre di Cala d’Arena, più precisamente Punta Cornetta (stella indicata nella carta con il n* 3), nella parte oggi ricompresa nella zona A del Parco Nazionale dell’Asinara ed AMP.
Ulteriore affusto di spingarda, d’epoca tardo medievale, in bronzo, è stato, fino a pochi anni fà, rinvenibile nel lato Ovest dell’Asinara e precisamente in “Cala Sa Nave” ove era visibile anche la sagoma dello scafo affondato (stella 4).

Questa parzialissima e sintetica ricognizione si conclude con il meraviglioso giacimento di anfore romane nei pressi della banchina di Cala Reale  (stella n* 1).

Ovviamente la presente carta non vuole neppure lontanamente essere qualcosa di definitivo, bensì il punto di partenza da cui lanciare una richiesta di approfondimento, e di studio nella ricerca di reperti archeologici subacquei da parte della Soprintendenza.   

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LE TORRI COSTIERE ed IL SISTEMA DI DIFESA

Le tre torri dell’Asinara, Trabuccato, Cala d’Arena e Cala d’Oliva, sorsero tra il 1609 e il 1611 e furono progettate da Andrea Perez, la loro costruzione affidata al cagliaritano Girolamo Carta.

Per tornare alle vicissitudini storiche dell’isola, quest’ultima per tutto il corso del 1600, è interessata dai continui attacchi dei barbareschi lungo le sue coste.
Anche i Francesi tentano spesso di insediarsi all’Asinara per utilizzarla come rifugio e base delle loro incursioni verso la terraferma. Negli anni trenta del Seicento i Francesi vengono definitivamente cacciati dai Sassaresi, che esercitano un notevole controllo nelle acque del Golfo.

In questo periodo, oltre ai “corallari” che frequentavano l’isola, cominciarono ad insediarvisi stagionalmente anche i “tonnarotti”,  che nei due mesi da Maggio a fine Giugno esercitavano la pesca del tonno rosso in località Saline, presso l’attuale Stintino, e nella Tonnara di Trabuccato.

L’interesse per lo sfruttamento dell’ambiente marino dell’isola, finalizzato all’esercizio della pesca, può farsi risalire al 1566, poiché, in quell’anno l’ufficiale genovese, Francesco Stalla, chiese al Comune di Sassari di poter prendere in concessione l’intera isola ed il suo mare per potersi dedicare alla raccolta del corallo e alla pesca del  tonno.

                          

LA SECCA DI TRABUCCATO

Al momento dell’asportazione della palla di cannone, posizionata alla base della secca di Trabuccato (nei suoi immediati dintorni) non risulta siano stati rinvenuti ulteriori oggetti composti da materiali leggeri, fatta eccezione per la bombarda e l’oggetto dell’odierna donazione.

Ciò porta ad escludere, in relazione alla posizione di ritrovamento, qualsiasi ipotesi di collegamento con la vicina Torre di Trabuccato (a 510 metri, in linea d’aria, dalla secca menzionata) e a m.19  s.l.m. e/o con il più vicino rudere di fabbricato denominato “polveriera” (a 375 metri in linea d’aria) a m 21 s.l.m. (segue l’immagine satellitare di google)

      

Immagine satellitare di Punta Trabuccato integrata.

Immagine satellitare di Punta Trabuccato integrata.

 

Residua allora l’unica ipotesi plausibile che l’imbarcazione a vela, percorrendo le numerose vie di mare che congiungevano i mercati gravitanti sul bacino del Mediterraneo, sulla forte pressione generata nell’equipaggio, dal rapido peggioramento delle condizioni meteomarine, abbia rapidamente accostato alla ricerca del ridosso dal Maestro e, a causa della scarsa manovrabilità delle imbarcazioni a vela, e/o con scarsa visibilità, sia tragicamente incappata nella secca.

L’urto violento dell’imbarcazione col basso fondale deve aver provocato una falla di notevole dimensioni nello scafo in legno.

L’affondamento dell’imbarcazione potrebbe essersi compiuto in tempi brevissimi senza lasciare all’equipaggio il tempo di mettere in salvo nulla, il vascello ha imbarcato acqua finché non si è adagiato sul fondale dal quale, per lunghissimo tempo, probabilmente, devono essere emersi i resti dell’alberatura.

Il tempo, il vento impetuoso e la violenza del mare hanno alacremente contribuito alla scomparsa delle strutture lignee poste fuori dall’acqua (alberi e velatura), mentre il moto ondoso ha pensato a frantumare e disperdere il fasciame sommerso, lasciando nel luogo dell’affondamento soltanto i materiali più resistenti cioè i proiettili del cannone e l’affusto della spingarda, lentamente ricoperto, nel corso dei secoli, dalle concrezioni marine.
Una rilevazione completa e l’accurata indagine del contesto, anche attraverso l’utilizzo delle moderne tecniche di rilevazione archeologica subacquea, avrebbe offerto ulteriori elementi di conoscenza ed è il caso, purtroppo, di considerare che, in queste vicende, la storia perduta non potrà essere mai più recuperata.

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L’emozione di trattenere in mano un simile reperto storico è stata indescrivibile.

Passato il primo momento di sorpresa e dopo aver ringraziato calorosamente il carissimo amico, possessore del prezioso dono, per il gesto che sinceramente mi lusingava, ho comunicato però che l’accettazione di questo magnifico elemento della storia dell’Asinara, era condizionata al rientro del proiettile nel luogo in cui fu, ritrovato, ottenendone l’assenso esplicito ed entusiastico del possessore.

La targa apposta.


Da questo lusinghiero ed immeritato riconoscimento personale è conseguita la donazione odierna al Parco Nazionale dell’Asinara, realizzatasi dopo aver progettato e fatto realizzare il contenitore-espositore, in legno di noce nazionale e la targa apposita, predisposti da artigiani locali della località di residenza.

L’osservazione, dal vivo, un reperto storico di questa portata, credo sia atto dovuto a chi visita l’isola, a chi si interessa della sua storia, che riserva sempre infinite sorprese e a chi, come me e molti altri, restano sempre affascinati ed ammaliati dall’Asinara.

Ed ecco allora che la restituzione alla “naturale destinazione” di un proiettile di pietra, di indiscusso valore, incrementa la sua valenza e contribuisce a far risaltare anche l’azione di conservazione effettuata da coloro che ne hanno meritoriamente impedito la dispersione e mantenuto questi preziosissimi oggetti, con estrema cura, sino ad oggi.

Con questa azione, pertanto, si intende rivolgere una accorata sollecitazione a tutte le persone che sono in possesso di cimeli storici,  d’ogni epoca, di volerli affidare al Parco dell’Asinara per essere conservati nell’Osservatorio della Memoria di Cala d’Oliva, affinché, a testimonianza del valore della storia dell’Asinara, possano essere osservati dagli specialisti e ammirati dal più alto numero di visitatori.



Asinara 20 giugno 2021                                                         carlo hendel

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

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