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in primavera...........
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Cala di Sant’Andrea magia allo stato puro

TAB: 1

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Cala di Sant’Andrea

Nel Parco Nazionale dell’Asinara, la spiaggia relativamente più vicina ai percorsi turistici è Cala di Sant’Andrea (nelle carte è indicata solo la Punta S. Andrea, quella da cui prendono nome il litorale sabbioso e l’adiacente stagno di interesse internazionale).
La Cala si rende visibile, alla destra dell’osservatore, dopo qualche tornante che gli offre la vista, delle aggregazioni di Centaurea Horrida (Centaurea horrida Bad. 1824) anche il rude lato Nord-Ovest dell’isola.

Davanti agli occhi, ancora impreparati, l’Asinara spalanca il sipario magnifico svelando, d’un colpo, tutto il suo fascino.

L’insenatura costiera, incastonata nella parte sud-est dell’isola, (indicata nella TAB. 1 “Zonizzazione etc.” con la stella di colore rosso) è caratterizzata da emergenze rocciose granitiche e da una meravigliosa spiaggia di sabbia finissima, candida ed abbagliante, con un mare che offre, agli occhi avidi, una infinita graduazione di colori, dall’azzurro al turchese.
S. AndreaSenz’altro la si può ammirare, senza violare il divieto, neppure troppo da lontano, seguendo il sentiero del granito” che, partendo dal molo di Fornelli, passa per la Diramazione di S. Maria e corre, pressoché parallelo alla linea di costa, della parte sud orientale dell’isol, lambendola.

La spiaggia si presenta in un discreto stato di conservazione ambientale e rappresenta uno dei siti di maggiore interesse scientifico e naturalistico dell’intera isola.

La zona, che comprende anche un affascinante stagno temporaneo, retrodunale, di acqua dolce dove, nei periodi di scarse precipitazioni, risale anche l’acqua marina, costituisce un’oasi meravigliosa, in cui è possibile osservare la ricca avifauna che permane durante la stagione invernale, fino alla tarda primavera e quella altrettanto varia “di passo”. Il sito è collocato in un variegato contesto vegetale, principalmente composto da specie terofite e geofite mediterranee appartenenti alle alleanze Isoetion, Nanocyperion flavescentis, Preslion cervinae, Agrostion salmanticae, Heleochloion e Lythrion tribracteati.

Le formazioni rocciose affioranti (sulla la spiaggia di medie dimensioni,  caratterizzata da sabbia bianco-dorata, a granulometria fine e sassolini) si immergono, dolcemente, in un fondale verde-azzurro di limpidezza struggente.
In questa spiaggia e nella vicina Cala d’Orata, nidifica stabilmente, da una quarantina d’anni ormai, una consistente colonia di Gabbiano còrso (Larus audouinii) che occupa analoghe posizioni, sia pure di inferiore entità, anche nelle vicine Cala di Sgombro di dentro e Cala di Sgombro di fuori. Il Gabbiano còrso è classificato come SPEC 1, ovvero come specie la cui conservazione desta preoccupazione a livello globale, nel rapporto BirdLife International (2004).

Sant'Andrea (Ph E. Cossu anni 90)

Sant’Andrea (Ph Enzo Cossu – anni 90)

Nel percorso, fra le formazioni granitiche del paleozoico, cresce una vegetazione caratteristica, con esemplari di ginepro in aggiunta ad una esuberante macchia di euforbia arborea e da una pluralità di endemismi costieri.

Per quanto riguarda la costa rocciosa, questo sito offre condizioni ambientali idonee non solo al predetto Gabbiano còrso, ma al Marangone, al Falco pellegrino e ad altre specie rilevanti, che frequentano l’isola sia a scopo riproduttivo (Larus melanocephalus) che trofico (Calonectris diomedea, Hydrobates pelagicus, Puffinus yelkouan, Circus aeruginosus).

Il cordone litoraneo di Cala Sant’Andrea comprende, come detto, litorali sabbiosi per una lunghezza di circa 300 m e superficie di circa 0.85 ha, che separano lo stagno retrodunale temporaneo predetto. Nei periodi massima precipitazione, presenta un secondo bacino di raccolta di acqua dolce ed uno sbocco al mare; entrambi i depositi sono localizzati tra i promontori di Punta la Galetta e Punta Sant’Andrea, il limite interno del cordone litorale d’alta spiaggia prosegue in una duna stabilizzata da vegetazione psammofila ed una formazione a tamerici e nella fascia di minima bassa marea.

Il cordone litoraneo è in stretta connessione con la duna, lo stagno retrodunale, la spiaggia sommersa e la prateria a Posidonia.

LO STAGNO RETRODUNALE

Lo stagno comprende il corpo idrico, in cui è presente un’importante formazione vegetale peristagnale (caratterizzata da juncacee); un cordone sabbioso impedisce l’immissione superficiale delle acque in mare, ad eccezione dei periodi di massima piovosità. (Fonte E. Parco Nazionale Asinara- Piano del Parco)

Gruppo di gabbiano corso i.chelo

Gruppo di gabbiano corso (Ph. I.Chelo)

Le ridotte zone umide acquitrinose, presenti sull’isola, rappresentano l’habitat naturale per numerose specie di passo e/o svernanti, quali gli ardeidi (Ixobrychus minutus, Nycticorax nycticorax, Ardeola ralloides ), il Fenicottero, la Moretta tabaccata, il Cavaliere d’Italia, l’Avocetta e alcuni Caradriformi (Charadrius alexandrinus, Philomachus pugnax, Tringa glareola).
Infine, numerose sono le specie che frequentano gli ambienti circostanti di macchia-gariga: oltre ai numerosi rapaci (Circus cyaneus, Circus pygargus, Hieraaetus pennatus, Falco naumanni, Falco vespertinus, ecc.), queste aree ospitano saltuariamente anche elementi termofili come il Succiacapre, la Calandra, la Tottavilla, la Magnanina, la Magnanina sarda, nonché numerose altre specie comuni e banali.

Nell’immagine che segue si osservano, oltre ai Gabbiani corsi, anche un paio di mufloni che scrutano, per nulla intimoriti, lo scatto di Ivan Chelo che ha percorso interamente il Sentiero del Granito e la foto, oltre la distesa sabbiosa, permette di apprezzare visivamente anche gli estesi banchi di Posidonia oceanica.

S. Andrea ph. ivan chelo

IL MONDO DELLA POSIDONIA OCEANICA

Al riparo dei lunghi filamenti algali ondeggianti, prospera una infinità di organismi animali e vegetali che, nella prateria, trovano nutrimento e protezione, l’effetto del calpestio prodotto dalla pressione antropica e l’azione delle ancore delle imbarcazioni hanno su queste formazioni effetti deleteri di cui appresso riferirò.

Non si deve neppure trascurare l’importantissimo effetto protettivo che, questo tipo di formazione vegetale, la “Posidonia oceanica”, esercita sull’erosione delle spiagge e su questa in particolare.
Non sarà superfluo, infine ricordare, ai gentili lettori, che la presenza del posidonieto testimonia, bioindicativamente, la qualità delle acque marine costiere.

"Pesce ago cavallino" che si mimetizza con la posidonia

un “pesce ago cavallino” nella posidonia

 

 

IL FILMATO RAI DI LINEABLU del 2015

Dal filmato originario abbiamo, a più riprese,  tratto numerosi argomenti a sostegno delle nostre tesi sulla conservazione ambientale e condividendo l’esemplare modalità di esposizione narrativa e visiva delle particolarità dell’Isola dell’Asinara.

Questo sito è stato, dalla sua nascita, dedicato alla illustrazione minuziosa della unicità dell’Asinara, ma ancora oggi, dopo tanto tempo, si resta assolutamente basito per domande, poste a bruciapelo, nella pagina fb degli “affetti da mal d’Asinara”, domande che giungono addirittura a ostentare l’impossibile paragone con splendide spiagge della Sardegna, meravigliose spiagge ed isole esotiche, domande formulate anche da coloro che hanno conosciuto personalmente, prima dell’avvento del Parco, l’isola incontaminata e bellissima.
Evidentemente le spiegazioni verbali sono difficili da offrire oggi, che siamo abituati al “consumo” di parole scritte, sempre  più difficili da far comprendere appieno.

Ma non disperiamo.

Fortunatamente la mia “fatica” non è esclusiva, è solo il “prodotto finale” che si avvale dell’opera misconosciuta di una schiera notevole (in numero ed in valore) di persone,  di vecchi abitanti dell’isola, di nuovi visitatori, di  guide esclusive del Parco, di studiosi, di ricercatori, di operatori,  appassionati giovani e meno giovani, persone tutte che apprezzano, sostengono e condividono questo “nostro” lavoro.

Si “nostro” (e non è un plurale maiestatico) poiché coloro che non appaiono, sotto tantissimi e operano, in silenzio per questo oggi voglio nuovamente ringraziarli dal profondo del cuore.

Ma torniamo alla spiaggia ……

Per comprendere appieno il significato di “santuario della biodiversità” e dell’importanza della tutela integrale del sito costiero, di cui vi ho solo parzialmente intrattenuto, aiutato egregiamente dalle bellissime immagini di Ivan Chelo e di Enzo Cussu (nuove ed antiche), vi prego di ascoltare, con molta attenzione, le parole del Prof. Marco Curini Galletti (Zoologo Università di Sassari) che accompagna la giornalista Donatella Bianchi, durante le riprese di LineaBlu (filmato del 2015).

Ho estrapolato cinque minuti e 5 secondi dall’intero filmato, prendendo solo la parte dell’intervista realizzata da Donatella Bianchi  al zoologo ed ho evidenziato, con apposita sottotitolazione, le frasi che rimarcano le particolarità dell’intera Isola dell’Asinara e di questa spiaggia……

Concetti scientifici che, solo parzialmente, trascrivo:
“Questa spiaggia è un serbatoio di densità e di diversità di specie uniche ….”

“Ultima stazione  dello “Juiubinus baudoni”  (1)                        

Jujubinus baudoni  

Jujubinus baudoni (Ph repertorio)

“Unica per la combinazione di forme viventi…..

... tra i granelli di sabbia è presente una comunità estremamente ricca di individui  con densità folli e con organizzazioni differenti che può arrivare ad un milione di individui per metro quadrato…

…. d’inverno, quando i marosi invadono la spiaggia, mettono in sospensione questi organismi che possono così ricolonizzare le aree depauperate….. (Funzione serbatoio di biodiversità)

… in  questa spiaggia vi sono molti indizi di un Mediterraneo che crea connessioni, anche a livello di piccole conchiglie ed altri organismi ……..

L’Asinara è unica, in Italia, per una combinazione di fattori ……      da una parte c’è un elemento occidentale ……. La provenienza e distribuzione di questi organismi (Juiubinus baudoni”) è il sud della Spagna, a ciò si aggiunge una componente settentrionale di vento …. sentite questo Maestrale …….. che arriva dal Golfo del Leone…. dalla porta d Carcassonne tra i Pirenei e le Montaigne Noire  ……...

Lascio che riprendiate fiato dopo la visione…………
per concludere….. con un colpo mooolto basso!

Colori di Cala di Smt'Andrea

Colori di Cala di Sant’Andrea (Ph. Ivan Chelo 2018)

Sono innumerevoli i lavori scientifici che illustrano, in ogni campo dello scibile umano, le unicità dell’Asinara.

In un lavoro pubblicato nel gennaio 2006 “Short-term effects of experimental trampling on polychaetes of a rocky intertidal substratum (Asinara Island MPA, NW Mediterranean / Effetti a breve termine del calpestio sperimentale sui policheti di un substrato intercotidale roccioso (Isola Asinara  MPA, Mediterraneo NW) tre ricercatori dell’Univ. di Sassari ed uno di Pisa ovvero Daniela Casu, Giulia Ceccherelli, Marco Curini-Galletti ed Alberto Castelli, hanno sottoposto ad esame gli effetti immediati del calpestio umano sperimentale sui policeti che abitano habitat a fondo duro intertidali, coperti da alghe all’interno di due siti “no-entry, no-take” presso l’AMP dell’Asinara.

I ricercatori in questo lavoro hanno testualmente affermato che “l’Area marina protetta dell’isola dell’Asinara (MPA) (41 ° 03’58 ‘N 8 ° 15’57’ E) in Sardegna (Italia) è stata un’isola carceraria fino al 1997 e l’accesso pubblico è stato vietato per quasi un secolo, ciò ha portato al mantenimento di una specifica flora e fauna del Mediterraneo e ha impedito gravi danni agli assemblaggi marini costieri (Villa et al., 2002). Per questo motivo, negli ultimi anni, questa AMP (area marina protetta) è diventato un attrazione turistica e la presenza umana, ove consentito, possono essere in conflitto con gli obiettivi di conservazione (Eckrich e Holmquist, 2000)”.

I policheti 1) che si trovano nelle acque poco profonde dell’Isola dell’Asinara hanno rivelato un’elevata vulnerabilità al calpestio umano sperimentale, che ha provocato un declino immediato dell’abbondanza del numero totale di individui. Il calpestio riduce la densità degli animali alghe a causa dell’effetto diretto dell’impatto schiacciante dei passi. Inoltre, la perdita di alghe dovuta alla frammentazione può aumentare la suscettibilità degli organismi rimanenti ad altri fattori abiotici e biotici come la essiccazione e la predazione (Brosnan e Crumrine, 1994; Schiel e Taylor, 1999).

Gli effetti del calpestio sono stati variabili tra le specie di policheti: il disturbo ha causato un’immediata riduzione della densità delle specie di policheti che abitano insiemi di alghe fotofile, come Poly-ofphthalmus pictus, Exogone naidina, Salvatoria clavata, Syllis bouvieri, Syllis prolifera, Platynereis dumerilii e Amphiglena mediterranea ( San Martin, 1984; Cantone e Fassari, 1986; Sardà, 1991; Lopez e Vieitez, 1999; Tena et al., 2000, Çinar, 2003; Giangrande et al., 2003).

Spiaggia di S. Andrea (ph. Enzo Cossu)

Spiaggia di S. Andrea (ph. Enzo Cossu)

LA TUTELA INTEGRALE DI CALA S. ANDREAno-admittance-98740_1280

La parte ad est, con la presenza di spiagge e calette, aveva necessità di una tutela maggiormente vincolante, sopratutto per la conservazione alle future generazioni di alcuni gioielli di particolare pregio ambientale.

Come la consorella Cala d’Arena anche questa spiaggia è ubicata in zona che, la legge istitutiva del Parco Nazionale dell’Asinara, ha definito di tipo “A”, zone cioè inaccessibili sia da terra, che da mare, se non per esigenze di gestione territoriale, per svolgervi ricerche scientifiche e attività divulgative, previa autorizzazione dell’Ente Parco, pertanto ogni accesso, al di fuori da quelli consentiti dalla legge, sarà adeguatamente sanzionato

Ecco,
a conclusione di questo trittico di articoli, ci tengo, in modo particolare, ad esprimere la speranza di aver compiutamente esposto le ragioni dell’apprezzamento di quelle che abbiamo chiamato perle. E’ vero che ho lasciato trasparire le vicinanze affettive, i giudizi estetici, ma affiancando, a queste pur ottime ragioni, anche la profonda ragione scientifica a giustificazione della rigida protezione ambientale integrale delle spiagge di Cala d’Arena e Cala Sant’Andrea.

Se sono stato prolisso o incomprensibile, me ne scuso!

carlo

16 settembre 2019

legenda:
  1. Jujubinus baudoni  mollusco gasteropode marino della famiglia Trochidae 
  2. policheti (Polychaeta Grube, 1850) sono la classe filogeneticamente più antica del phylum degli Anellidi, comprendente circa 13.000 specie (wikipedia)

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......