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Cala d'Arena ed in lontananza il faro di Punta Scorno.
Cala d'Arena ed in lontananza il faro di Punta Scorno.

Cala d’Arena la meraviglia

TAB: 1

TAB: 1

Cala d’Arena

Situata nella parte Nord dell’isola (nella Tab. 1 contrassegnata con la stella di colore fucsia) non molto distante dal grande Faro di Punta Scorno è sicuramente (almeno per me) la migliore spiaggia dell’isola per estensione, tessitura della sabbia e colore del fondale prospiciente tra due pareti che si allontanano dalla sabbia con fitta vegetazione costituita da ginepri secolari di rara bellezza che emana profumi misti all’elicriso e ad altre numerose essenze, mentre l’euforbia inizia a sfoggiare, dalla tarda primavera, tutta la sua speciale gamma di colori.
Dalla grande spiaggia di Cala d’Arena e da questa separata da un breve promontorio roccioso ricoperto di ginepro, si intravvede d’appresso anche una seconda piccola insenatura sabbiosa che forma tutt’uno con la maggiore che è la Caletta di Punta la Cornetta, su questo panorama che non riesco a definire nei termini corretti svetta Torre Arena prima di disperdere lo sguardo a mare dopo Punta La Cornetta.

Tutti gli umani sensi vengono rapiti da questa stupenda visione.

Cala ArenaLa boscaglia a ginepro coccolone rappresenta l’aspetto boschivo più diffuso della fascia costiera sabbiosa, dove rappresenta la prima forma di vegetazione forestale svolgendo un’importante funzione stabilizzatrice delle dune. Le specie indicatrici di questo habitat sono: Juniperus oxycedrus ssp. macrocarpa, Juniperus phoenicea ssp. turbinata, Pistacia lentiscus.

L’habitat nella ZPS è rappresentato dalla formazione di macchie e micro boschi a ginepro, presenti attualmente solo sulle dune di Cala Arena.

Notevole danno procurano i cinghiali e le capre che danneggiano la vegetazione sia attraverso il calpestio, che brucando le plantule di ginepro nell’unico sito di presenza (Cala Arena).

Boscaglia mediterranea termo-xerofila dominata da Juniperus phoenicea ssp. turbinata. Si rinviene su suoli compatti e substrati granitici ed è ascrivibile all’associazione Oleo-Juniperetum turbinatae. L’aspetto più maturo di macchia costiera è caratterizzato, oltre che da Juniperus phoenicea ssp. turbinata, dalla presenza di Olea europea var. sylvestris e Pistacia lentiscus.

In tutta l’isola è diffuso  il Tamerice (Tamarix africana), T. dalmatica e T. tetragyna che con Vitex agnus-castus formano cenosi forestali alofile, di cui si possono osservare formazioni rappresentative nei pressi dello stagno di Cala Arena, negli ambienti dunali si rintraccia la “Silene corsica”, rinvenuta solo sulle dune di Cala d’Arena.

Carta al 25.000 del 1880 I.I.M.

Carta al 25.000 del 1880 I.I.M.

Anche un po’ di toponomastica non fa mai male.

Può essere utile conoscere che la denominazione della Cala, di cui stiamo raccontando ha, come tutte le denominazioni, subito modifiche, evoluzioni etc. Senza ulteriormente appesantire la narrazione accludo la famosissima Carta allegata al Testo di Nino Giglio, da cui si evince chiaramente che la Cala era solo “Arena” sicuramente una derivazione della più antica “Cala di Rena” in menzione e sottolineatura  della finezza delle particelle sabbiose che la componevano.

 

LA TUTELA INTEGRALE DI CALA D’ARENA

Ovviamente la parte Nord-Ovest dell’isola, quella che guarda il cd. “Mare di Fuori”, è naturalmente tutelata, in modo pressochè integrale, dalla stessa conformazione della costa. La parte ad est, con la presenza di spiagge e calette, aveva necessità di una tutela maggiormente vincolante, sopratutto per la conservazione alle future generazioni di alcuni gioielli di particolare pregio ambientale.

ph. rep. NW Asinara

ph. rep. NW Asinara

Come la consorella Sant’Andrea anche questa spiaggia è ubicata in zona che, la legge istitutiva del Parco Nazionale dell’Asinara, ha definito di tipo “A”, zone cioè inaccessibili sia da terra, che da mare, se non per esigenze di gestione territoriale, per svolgervi ricerche scientifiche e attività divulgative, previa autorizzazione dell’Ente Parco, pertanto ogni accesso, al di fuori da quelli consentiti dalla legge, sarà adeguatamente sanzionato

Veduta aerea di Cala d'Arena (ph. E,Cossu 2018)

Veduta aerea di Cala d’Arena (ph. E.Cossu 2018)

Per quanto riguarda la costa rocciosa, questo tipo di ambiente offre condizioni idonee non solo alla vita e alla nidificazione del Gabbiano còrso, al Marangone e al Falco pellegrino ma anche ad altre specie rilevanti, che la frequentano sia a scopo riproduttivo (Larus melanocephalus) che trofico (Calonectris diomedea, Hydrobates pelagicus, Puffinus yelkouan, Circus aeruginosus). Per quanto riguarda invece le piccole zone umide acquitrinose presenti sull’Isola dell’Asinara, queste rappresentano habitat chiave per numerose specie di passo e/o svernanti, quali gli ardeidi (Ixobrychus minutus, Nycticorax nycticorax, Ardeola ralloides ), il Fenicottero, la Moretta tabaccata, il Cavaliere d’Italia, l’Avocetta e alcuni Caradriformi (Charadrius alexandrinus, Philomachus pugnax, Tringa glareola).
Infine, numerose sono le specie che frequentano gli ambienti di macchia-gariga e le praterie: oltre ai numerosi rapaci (Circus cyaneus, Circus pygargus, Hieraaetus pennatus, Falco naumanni, Falco vespertinus, ecc.), queste aree ospitano elementi termofili come il Succiacapre, la Calandra, la Tottavilla, la Magnanina, la Magnanina sarda, nonché numerose altre specie comuni e banali.cala arena street

(ph G. Piano 2017)

(ph G. Piano 2017)

La Torre di Cala d’ Arena (detta anche Cabu Ruju o di S. Giacomo) fu edificata dagli Aragonesi a partire  sul promontorio a nord della Cala e a 28 metri sul livello del mare.

(ph. g.piano 2017)

Torre di Cala d’Arena (ph. g.piano 2017)


Nel 1611, gli operai addetti alla costruzione furono costretti a fuggire dal cantiere con mezzi di fortuna per l’incursione di predoni provenienti dal mare e infatti, proprio a causa di tali frequenti incursioni, si rese necessario, su richiesta dell’impresa costruttrice, presidiare il cantiere con un’apposita guarnigione.

Nel 1637, a seguito dell’assalto delle galere dei pirati barbareschi di Biserta 1), la torre venne praticamente distrutta e abbandonata fino al 1678, anno in cui la città di Sassari chiese alla reale amministrazione delle torri della Corona spagnola la sua riparazione e la conseguente dotazione di adeguati armamenti e soldati. La richiesta restò inascoltata fino a tutto il 1767, anno in cui venne redatto un progetto di ristrutturazione che rimase anch’esso solo sulla carta.

La Torre di Cala d’Arena è di tipo classico, a forma troncoconica, con diametro alla base di circa 12 metri ed ingresso a circa 4,5 m dal suolo attraverso il boccaporto che conduce all’unico vano interno. Sulla piazza d’armi ancora sono riconoscibili gli alloggiamenti per i cannoni.

1) Biserta  città costiera della Tunisia


Anche in località Cala d’Arena sono presenti biocenosi particolari di grande valore, monopolizzate dalla presenza di due specie di rilevante interesse, oramai scomparse nella gran parte delle coste della Sardegna e del Mediterraneo: la Patella ferruginea e il Lithophyllum lichenoides.

  1. La Patella ferruginea è una rara specie animale seriamente minacciata di estinzione: la sua distribuzione è legata ad ambienti non inquinanti, ben ossigenati e ad elevato idrodinamismo. I motivi della scomparsa sono legati alla raccolta da parte dell’uomo per cibarsene e per scopi ornamentali, accelerata di recente dallo sviluppo del turismo e dalla scarsa conoscenza e tutela della specie a rischio di estinzione che ne ha drasticamente ridotto il suo areale originario. Il problema della scomparsa e riduzione delle dimensioni delle popolazioni è aggravato dalla strategia riproduttiva di P. ferruginea. Le sue larve, a differenza di altre specie di patelle che durante la fase planctonica possono fissarsi direttamente sulla roccia riuscendo così a ricolonizzare aree da cui sono state eliminate, si fissano solo su individui adulti conspecifici.
    La notevole regressione della specie ha comportato l’inserimento nella Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, come specie d’interesse comunitario sottoposta a protezione rigorosa.
  2. L. lichenoides è una specie algale molto sensibile ai fattori ambientali inquinanti delle acque superficiali: ciò ha comportato in tutto il bacino del Mediterraneo una forte regressione tanto da essere inserita nel “libro rosso” delle specie da proteggere
(ph Sardegna Digital Library -2008)

(ph Sardegna Digital Library -2008)

Il piano sopralitorale di entrambe, presenta la tipica strutturazione con dominanza di licheni in particolare da Verrucaria amphibia. Altri organismi frequenti nei substrati duri, sono il gasteropode Melaraphe neritoides, l’isopode Ligia italica ed il cirripede Chtamalus depressus. Il piano mediolitorale è caratterizzato dalla presenza di specie di elevato valore naturalistico tra le quali Patella ferruginea, mentre l’infralitorale presenta Posidonia oceanica.

La conca di Cala Arena, con il suo elevato grado di naturalità, comprende le dune libere e stabilizzate della cala e la parte terminale del Riu Baddi Longa con formazioni a ginepro nei due versanti della valle e vegetazione riparia a tamerici e cannuccia di palude. È in stretta relazione con la spiaggia, la vegetazione psammofila, la spiaggia sommersa e la prateria a Posidonia. La spiaggia è localizzata nell’insenatura granitica sotto Punta La Cornetta. Creatasi per elaborazione dei materiali detritici erosi dal moto ondoso dalle rocce circostanti ed accumulo degli stessi ad opera delle correnti marine con una elevata percentuale di materiale bioclastico che ne caratterizza il colore rosato.
(Parco nazionale Asinara Il sistema ambientale)

Ed ecco, in conclusione, qualche meraviglia in formato tascabile …..

F.I. Aragosta mediterranea ((Palinurus elephas Fabricius, 1787)

F.I. Aragosta mediterranea ((Palinurus elephas Fabricius, 1787)

F.i. barracuda (Sphyraena barracuda

F.i. barracuda (Sphyraena barracuda)

F.i. Sarpa salpa (Linnaeus, 1758)

F.i. Sarpa salpa (Linnaeus, 1758)

Sarago Diplodus Rafinesque, 1810

F.i. Saraghi-  (Diplodus Rafinesque, 1810)

F.I. Due esemplari di Cernie Brune

F.I. Due esemplari di Cernia bruna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

pesce

 

 

Prosegui per la spiaggia di Cala S. Andrea vai alla spiaggia di Cala  S. Andrea

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

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