Ultima ora
Home / Emozioni incontri / Stazzo di Punta Ruia (ora Case Sarde)
123775700_694827304495306_3738030139253256808_o

Stazzo di Punta Ruia (ora Case Sarde)

Le belle immagini, che ci offre per la cura della nostra malattia, il nostro amico Gianni Piano, costituiscono una ghiotta occasione di parlare, sia pure brevemente, del luogo immortalato.

Avrete osservato che, nel titolo da me riportato, il toponimo “Case Sarde” che, per lo più frequentemente individua oggi il gruppo di ruderi, è posto fra le parentesi e questo perché nella genealogia riportata nel testo “Asinara” di Nino Giglio, il Generale, parlando della discendenza della Famiglia di Denegri Fortunato proveniente da Camogli e insediatasi nel 1801 all’Asinara e nel lungo svolgersi della vicenda umana, racconta di un altro Antonio di cui “non è stato possibile accertare l’attacco genealogico” e riferisce  che “ha lasciato una discendenza numerosissima” (forse quello stesso che fu Consigliere del Comune dell’Asinara) che sposa Gavina Madau (dello Stazzo di Mandria Porcina) ed insieme mettono al mondo ben sei figli tra cui Maria che, a sua volta, convola a nozze con Giuseppe Diana dello Stazzo di Punta Ruja.

Estratto del testo del Gen. Nino Giglio "Asinara"

Estratto del testo del Gen. Nino Giglio “Asinara”

 

Troviamo traccia del toponimo “C. Punta Ruia” anche nella cartina dell’Istituto Idrografico della Marina del 1880 aggiornata, carta geografica dell’isola che fu allegata al testo succitato.

Foto 2) Ingrandimento carta geografica I.I.M. del 1880

Foto 2) Ingrandimento carta geografica I.I.M. del 1880

Localizzazione del sito su cartina google.it/maps

Localizzazione del sito su cartina google.it/maps

Nell’immagine della carta (Foto 2) particolarmente ingrandita, sono  perfettamente leggibili i due toponimi indicanti identico luogo, ovvero “C. Sarde o C. Punta Ruia”.

Il cuile di fraddi Diana
Tralasciamo, per un momento, la toponomastica per tornare ai ruderi del Cuile che, tenuto conto anche dei successivicuile fraddi Diana nov 2020 rimaneggiamenti, operati per riadattare i fabbricati alle differenti esigenze, è di tutta evidenza che potrebbero facilmente farsi risalire ai tempi in cui all’Asinara i terreni erano stati suddivisi dai proprietari (pastori e pescatori) che ne curavano e gestivano l’utilizzo con la pastorizia nel caso dei pastori.
Tutta la struttura risponde a questo utilizzo.

Immaginiamo, se possibile, questo luogo “abitato” dai belati delle pecore, dall’abbaiare dei cani, guardiamo il fumo uscire lentamente dalle canne fumarie dei camini e indoviniamo attorno lo spandersi dell’odore della cottura del cibo.
Vicino al Cuile tre, quattro persone si muovono rapidamente per condurre il gregge al pascolo dopo aver munto, alcuni bimbi gridano rincorrendo le galline.
In basso, nell’immagine che segue si intravvede uno spiazzo recintato da muri a secco, tutto è in movimento.

Il cuile di Punta Ruia visto dal satellite

Il cuile di Punta Ruia visto dal satellite

Concludiamo questo brevissimo giro all’Asinara consigliando, il cortese lettore, di soffermarsi sulle immagini di Gianni Piano che riempiono gli occhi di coloro che salgono in questo sito quando, voltandosi leggermente verso Punta Scorno (immagine in evidenza), lo sguardo può liberarsi al vento come le ali della poiana e si apprezza la magnifica veduta di Cala D’Arena.
123705876_694826514495385_8742566746919824752_o
Ed a questo punto lasciamo posto al silenzio!

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

Scrivi il tuo commento