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Copia di Sassi M. Bellin 2018

Cala della Murighessa

un sassolino  – Non si bara con la STORIA …

Era ormai il lontano 25 gennaio 2007 quando la pagina degli “affetti da mal d’Asinara” affidava all’aria (il poeta scriverebbe all’aere) il suo primo ironico vagito.

Una medaglietta, appesa alla catenina, fu il primo dono che la pagina ricevette, recava una scritta:

all'asinara

Due anni fa scrivevo che mancava ancora moltissima strada, tutta da percorrere, prima di ritenerci un pochino soddisfatti ed infatti non lo siamo affatto. Intendiamoci tantissimo lavoro è stato fatto, ma della complessa storia dell’Isola dell’Asinara crediamo che ne avremo per altri vent’anni …… quindi mettiamoci comodi.

Mancano ancora dai racconti di questo sito parti importantissime, interi periodi storici e concatenazioni di fatti ed accadimenti che hanno portato l’isola alla ribalta della stampa nazionale, ed internazionale.

L’immagine in evidenza, gentilmente donataci da Marinella Bellin, che ringraziamo moltissimo, raffigura orme di piedi costituite da piccole e grandi pietre, levigate dal mare. La foto ci intriga molto perché riteniamo rappresenti molto bene “le orme della storia dell’Asinara” ed il nostro sito che si propone di raccontarla in massima parte.

Sono 13 orme, 78 ciottoli, ognuno dei quali sintetizza tre anni di storia dell’Asinara.

Il carcere sull’isola ci ha vissuto 112 anni, anni sempre difficili per le persone tutte che vi hanno posto il loro piede imprimendovi l’orma dell’umana sofferenza.

Senza titolo

Posizioniamo subito qualche sassolino ben fermo: la pagina fb degli “affetti dal mal d’Asinara” e il successivo sito www.isola-asinara.it sono stati pensati e realizzati non per essere un patetico ritrovo per abitanti nostalgici e neppure un serbatoio di immagini fotografiche e/o filmati, sia pure di pregio e validissimi dal punto di vista storico etc. ma si è subito voluto caratterizzare come argine per impedire che la memoria storica dei fatti accaduti, di tutti i fatti accaduti sull’isola, venisse dimenticata.

Quindi una pagina con la testa volta non già al passato, ma che intende utilizzare proprio il passato per rilanciare il futuro poiché, come dice il saggio, “non è ipotizzabile alcun futuro senza conoscere il passato”, la storia.

Il pensiero originario (anni 2000) ed attualmente mantenuto è stato quello di dotare l’isola di uno strumento in grado di preservare la sua memoria storica, soprattutto in un momento in cui coloro che si preoccupavano di questo aspetto, potevano contarsi sulle dita di una mano, mentre noi eravamo e siamo tutt’ora convinti che questa caratteristica peculiare (la sua storia) la rendesse unica al mondo e che, solo questa considerazione dovesse bastare per preservarne l’originalità e sottolineasse la complessa realtà dell’isola.

In questo contesto abbiamo svolto l’azione della pagina e del gruppo sollecitando, al Parco Nazionale dell’Asinara, la riapposizione (2015) della targa sul fabbricato della exsasassi2018 Caserma agenti “M.llo Costantino Satta” di Cala d’Oliva. In modo affine abbiamo richiesto l’Istituzione di un sito ove ricordare l’opera di tutti coloro che vi avevano vissuto ed operato e siamo stati consulenti, attentissimi alle sfumature e presenti all’inaugurazione dell’Osservatorio della Memoria (2017) nella Diramazione Centrale in Cala d’Oliva cui abbiamo partecipato con trepidazione.

Poi il Caseificio (2018), la sua bellissima riapertura, per un solo giorno e come struttura museale che tutti, vogliamo sperare, diventi parte del disegno più complessivo di salvaguardia della storia dell’Isola.

articolo stele hendelE non certo ultima è stata la “scoperta” (2015) della ormai famosissima Stufa Giannolli  ritenuta fino ad allora un attrezzo incomprensibile per denominazione ed uso, che purtroppo ancora giace, tristemente abbandonata, nel capannone di Campo Perdu. Relativamente al periodo austro ungarico, abbiamo  evidenziato, attraverso l’utilizzo di tecniche, ormai a disposizione di tutti, anche una inedita collocazione visiva dei campi di prigionia nella zona di Stretti (2017) altrimenti invisibile ad occhio nudo, opportunamente documentata nel sito.

“Scoperta” questa ultima che, non senza stupore misto a soddisfazione, abbiamo visto ripresa dallo stesso Parco Nazionale dell’Asinara e dal Prof. Marco Milanesi dell’Università di Sassari per il corso denominato “Summer school dedicato alla Conflict Archeology” tenuto dal 3 al 09 settembre 2018, all’Asinara e finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Pagina ufficiale del Parco Nazionale dell'Asinara.

Screen del sito ufficiale del Parco Nazionale dell’Asinara.

Come si può facilmente osservare dai risultati, sinteticamente sopra richiamati, questa azione, divenuta ormai decennale, di sollecitazione e di stimolo continuo, sta dando i suoi frutti ed in ogni occasione possibile ne rivendichiamo orgogliosamente la paternità a tutta la pagina degli “affetti dal mal d’Asinara”. Così come l’abbiamo spesso e volentieri condivisa, via via, con tutti coloro, e sono molti, che, in questo o in quel frangente, si sono affiancati alla struttura del Parco nazionale dell’Asinara, attraverso le usuali procedure retribuite, nella realizzazione concreta delle singole specifiche azioni.

sassi2018d

secondo sassolino. LA TOPONOMASTICA.

Cala della Murighessa

Qualcuno penserà che sia una fissazione quella per la toponomastica, ma questa disciplina, che si occupa fondamentalmente dello studio linguistico dei toponimi (o nomi di luogo), sotto l’aspetto dell’origine, della formazione, della distribuzione, del significato, ha una indiscutibile importanza per il futuro dell’Asinara.
Qualcuno penserà anche che ci sia qualcosa di recondito nel non voler consentire che le denominazioni cambiassero….. d’altronde la toponomastica è disciplina in perenne movimento…. ma…

Cartellonistica del Parco

Cartellonistica del Parco

 

Dal primo varo del nostro “vascello” nel turbolento panorama dei sistemi informatici di comunicazione, che allora non era definito ancora “social”, ci siamo sempre vigorosamente dichiarati  contro l’uso indiscriminato delle modifiche estemporanee delle indicazioni geografiche, dei luoghi e dei fabbricati dell’Asinara.

Se accantoniamo le ironie più o meno velate e/o le, ancor più sciocche,  accuse di “non voler sentir parlare di detenuti”, restano solo le domande sulle ragioni per cui si sia inteso caratterizzare questa Cala, con questo nome e, all’ovvia domanda, qualcuno di volta in volta, risponde: “Perché in quel luogo facevano il bagno i detenuti”,

Si e allora?

I detenuti “prendevano il bagno” in ogni Diramazione, in Cale e spiagge scelte per la garanzia di sicurezza, anche passiva (dovevano essere luoghi, visivamente e fisicamente delimitati, facilmente controllabili, luoghi in cui il livello dell’acqua di mare non doveva superare di molto il metro, ed infine essere facilmente raggiungibili, per approntare e mettere in atto le necessarie misure di salvataggio eventuale).
Quindi non doveva essere certo questa la ragione!

Delle due carte allegate, la prima è del 1880 dell’Istituto Idrografico della Marina, acclusa al testo di N. Giglio “Asinara” rist. del 1974 nel quale l’insenatura è indicata con il toponimo “P.to Murichessa”, la seconda è addirittura precedente ed è datata 31.12.1847 del Real Capo di Stato Maggiore Generale, custodita nell’Archivio di Stato di Sassari che indica “Porto Mori Chessa”.

Ma sono numerose anche le testimonianze che riferiscono di questo toponimo.

Il Prof. Emanuele Bocchieri, già nel 1988 censì alcuni esemplari, di discreta taglia di gelso bianco, oltre che nell’omonima Cala, anche all’entrata e nell’interno del cortile della Diramazione di Fornelli (i due fabbricati quello della Lavanderia e la Diramazione di Fornelli sono coevi).

Nell’intento scolastico di evidenziare il concetto, sottolineo con due o tre ideali righe rosse, che l’ultima carta precede di ben 38 anni l’esproprio dell’isola dai suoi abitanti avvenuto nel 1885.

Nessuna delle due carte (la prima di 138 anni fà – la seconda di ben 171 anni or sono) richiama la recente “invenzione turistica”.

murichessa giglio hendel

Carta del.1847 - Real Capo di S. M. Generale - Archivio di Stato SS.

Carta del.1847 – Real Capo di S. M. Generale – Archivio di Stato SS.

Già nel 2007 inviavo a vari Ministri ed indirizzi, nonché agli Organi di informazione nazionali e locali, il primo documento dal titolo “Isola del diavolo” ovvero “La storia scritta dai vincitori” (reperibile on line) in cui, tra l’altro, parlavo della Cala ribattezzata “Cala del Detenuto” e così concludevo “Le guide che oggi accompagnano (2007) il turista, nel maldestro tentativo di “romanzare” i fatti, offrono uno spaccato estremamente falso della vita carceraria sull’isola, falso come l’arredo della cella della diramazione centrale, falso poiché non corrispondente alla realtà.

Numerose sono le Guide esclusive del Parco dell’Asinara che annoveriamo tra le pregiatissime iscrizioni alla pagina ed al gruppo fb, le ringraziamo tutte indistintamente, poiché applicano nell’esercizio della loro attività bellissima e defatigante, tutta la passione di cui dispongono.
Occorre precisare che non ci sono stati, sopratutto nei primi anni di avvio delle attività turistiche, molti aiuti all’intero settore, anzi.
Le notizie storiche qualificate erano purtroppo scarsissime e quelle che comparivano erano addirittura contraddittorie. Oggi occorre riconoscerlo, la RAS raramente si è spesa un pochino di più nella corretta predisposizione del supporto alle guide, ma è in alto mare nella stessa definizione giuridica e nella sostanziale elaborazione dei contenuti del ruolo specifico. Le Guide  del Parco Nazionale dell’Asinara hanno dovuto supplire alle altrui deficienze con le scarse risorse proprie.

Moltissimi operatori sono stati sostituiti, altri si sonoCopia di Senza titolo avvicendati e possiamo riconoscere che, complessivamente, la figura di “Guida esclusiva del Parco”, in questi primi venti anni di attività, ha compiuto giganteschi passi in avanti, ancora senza riferimenti certi da parte delle istituzioni.

Ciò nonostante, ormai solo in qualche caso permane, latente, ancora il desiderio di romanzare i fatti e le notizie storiche, scivolando verso l’annoso peccato originale, il richiamo di facile effetto “asinara-caienna”, “asinara-carcere”, “asinara-alcatraz”.


terzo sassolino – L’IMMAGINAZIONE deve lasciare il passo ALLA STORIA

Durante l’estate appena trascorsa (2018), ad un post pubblico che titolava “Immaginare quest’isola come una prigione è un esercizio complesso”, ho risposto scrivendo:

L’isola non è mai stata una prigione,  è improprio affermarlo anche se può essere appetibile per una pubblicità non proprio di livello elevato”.

Ed ho continuato spiegando accuratamente, come è mio solito, che “le strutture penitenziarie erano circoscritte a piccolissime parti di territorio, ubicate nei pressi delle Diramazioni di Fornelli, S. Maria, Tumbarino, Campo Perdu, Trabuccato, Centrale, Case Bianche, che complessivamente ed orientativamente, potevano assommare all’incirca all’1-5 % del territorio totale.carta asinara Parco  Il restante 95-99% del territorio era riservato all’attività agropastorale e/o agrozootecnica istituzionale, che aveva, come fine ultimo, quello del recupero di coloro che, pur incorsi in reati, erano intenzionati, al termine della pena, a riprendersi la loro vita di relazione ……..  L’attaccamento dei lavoratori alla loro attività ……. etc etc”.

Tralascio di riportare la replica, leggermente piccata, nella quale sono stato dipinto come un “sognatore” e la discussione si è conclusa nonostante io continuassi a ripetere:  “L’isola dell’Asinara è sempre rimasta Isola dell’Asinara, dove, per 112 anni, sono state predisposte e messe in funzione differenti strutture penitenziarie.  Il resto del territorio dell’isola era sottoposto a misure di sicurezza e vigilanza ritenute funzionali ed indispensabili (rafforzate o meno, a seconda dei periodi storici) all’esercizio di una struttura penitenziaria

In un successivo e alquanto “singolare” messaggio personale, mi è stato gentilmente richiesto di non replicare pubblicamente al post (?) adducendo motivi di opportunità e, pur non essendo tenuto, ho acconsentito, promettendo però al mio cortese interlocutore, l’intenzione di proporre quella discussione in altra sede.

Copia di sassi2018Eccomi, puntualmente a voler dimostrare, come sempre, che non ho alcun interesse da tutelare.

Argomenti in favore della tesi da me esposta ce ne sarebbero a iosa, ma per fugare ogni dubbio propongo qualcuna delle immagini di strutture penitenziarie, “isole-carceri” non italiane che molto colpiscono (“tirano molto”) l’immaginazione dei visitatori e di qualche operatore turistico.

ALCATRAZ

Alcatraz-prison-island

La prima immagine ritrae  la famosissima californiana Alcatraz sita nella baia di Fan Francisco
Superficie: 0,085 km² –
Altitudine massima, 40m m s.l.m. –
Fu soprannominata “The Rock” poiché gran parte della sua superficie è costituita da roccia.

Spike Island  (L’Alcatraz europea)

Spike Islands

 

La seconda immagine raffigura Spike Island in Irlanda
Superficie: 0,41 km².
Premiata come principale attrazione turistica d’Europa ai Word Trawel Awards del 2017 in cui l’isolotto viene definito “l’Alcatraz europea”

 

Isola dell’Asinara

 

gianni piano 2017

Questa, che tutti riconosceranno è un immagine scattata da Punta della Scomunica nel 2017 di Gianni Piano che ringrazio.

Superficie di 52 km², la seconda isola sarda per estensione.
Altitudine massima: m. 408 slm.

Ovviamente tralascio il resto delle informazioni che riguardano l’A.M.P. (area marina protetta) e le particolarità naturalistiche presenti………

Certo, mi si potrà obiettare che l’immagine è stata scattata da Punta della Scomunica, a differenza delle precedenti due, che sono foto aeree, ma la nostra “isoletta”, così come non è possibile costringerla in una definizione di due righe, è assolutamente impossibile ricomprenderla in unica immagine.

Se ne dovrebbero utilizzare moltissime, ne allego solo alcune, a caso per le quali rivolgo il sentito “ringraziamento”  a Gian Paolo Delogu Pittalis e a Leonardo Delogu, che più volte le hanno richiamate negli anni, mentre l’ultima di Cala d’Oliva è di Enzo Cossu.

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alla ricerca dell'Alcatraz .......

alla ricerca dell’Alcatraz …….

Sicuramente sono “immaginari” i racconti  che ho modestamente voluto mettere uno dietro l’altro.

Se poi fossi a corto di argomenti (sic!) utili a definire compiutamente l’isola dell’Asinara e tentassi di riferirmi alla storia, invece che alla geografia, e/o ad eventi che hanno segnato profondamente la vita dell’isola, allora mi chiedo come sarebbe possibile dimenticare impunemente il “periodo austro ungarico” nel quale ben 25.000 persone sono sbarcate sull’isola e 5.000 vi hanno trovato la loro sepoltura?

 

quarto sassolino. I “DESIDERATA” TURISTICI.Copia di sassi2018

L’isola, lo sapete meglio di me, oltre ai problemi conosciuti, ha un habitat meraviglioso, spiagge paradisiache, un ecosistema unico da salvaguardare per le future generazioni, ma quello che la distingue da molti altri luoghi simili non è il più brillante turchese del suo mare, non è la ispida puntura della “centaurea horrida”, non il raglio dell’Asinello bianco” o le volute delle corna del muflone, bensì la sua Storia, tutta la sua Storia, la Storia delle differenti sofferenze che, nel corso dei decenni, hanno intriso di sudore e di lacrime la polvere che si calpesta.

Non è però corretto che si mettano in bocca a me, al sito o alla pagina concetti come quelli che sono stati sopra riportati.

Solo persone che hanno smarrito il senso del ridicolo avrebbero potuto immaginare di leggere, tra le righe, mie affermazioni che all’Asinara (quindi in una struttura penitenziaria) sia stato tutto un fiorire di “rose e fiori”. Si cerchi un punto, un pezzo (il presente costituisce l’84° articolo – alla data del 07 ottobre 2018) dove sia possibile leggere che “non ci siano state sull’isola persone che vi abbiano sofferto“.
Un intero capitolo  poi parla delle evasioni tentate e di quelle riuscite.

Se, poi e con questo concludo l’elenco, si dicono parole prive di senso compiuto solo e semplicemente per vellicare i “desiderata turistici” che io ho definito eufemisticamente “pubblicità di livello non proprio elevato”; se, per affermare che l’Asinara é stata una “caienna”, si giunge perfino a miscelare, in un minestrone incredibile persone sottoposte a detenzione, con cittadini portotorresi, singoli o riuniti in comitati, o con chi non aveva titolo per accedere sull’isola, per giungere fino a persone che rivendicavano, sic et simpliciter, il territorio isolano, allora tutto è possibile, ma non certo attribuendo allo scrivente, alla pagina fb o al sito, queste fantasiose affermazioni.

cala dei PonzesiNoi, e qui parlo a nome della pagina e del sito, non difendiamo nessuna idea precostituita di carcere, comeCopia di cala detenuti 1 si vorrebbe lasciar intendere. Invece, conoscendo il sistema penitenziario nella sua essenza (e non solo per sentito dire o per averlo letto sui libri, qualsiasi tipo di libri ) ci siamo sempre adoperati al massimo per fare in modo che l’istituzione diventasse sempre meno afflittiva, ma queste idealità, ancora una volta, nulla hanno a che vedere con l’isola dell’Asinara, se non per la maggiore possibilità (che l’isola ha sempre offerto) di sperimentare, anche nel trattamento penitenziario, affidamenti altrove impensabili.

L’azione dannosa provocata da questa singolare modalità di esercizio dell’informazione è ovviamente quella di creare enorme disorientamento in chi legge e/o in chi ascolta ed è un danno estremamente grave, così come notevole è il danno che procurano all’isola dell’Asinara le definizioni improprie che non riescono a celare del tutto convinzioni personali di comodo, o di parte. La locandina fb sopra riportata costituisce solo una prova lampante relativa alla Cala della Murighessa.

Cala della Murighessa non è però sola, c’è anche la spiaggia cd. di “Cala Sabina” che sopporta lo stesso tipo di inesattezza verbale da un tempo addirittura maggiore.

Anche nel 1985 si parlava di questa spiaggia scambiando erroneamente la Punta per la spiaggia, epperò non esiste la spiaggia di Cala Sabina, esiste solo la rocciosa prominenza a mare, denominata Punta Sabina, mentre la spiaggia insiste nella Cala dei Ponzesi.
Osservate negli screen, opportunamente ripuliti, le reazioni di coloro che, appena, appena, conoscono la toponomastica dell’Asinara.
E c’è poi il “Reparto Transito” di Cala d’Oliva ribattezzato “bunker“, o ancora più fantasiosamente “discoteca” ma l’elenco è lungo e potrebbe continuare.

Tutti sanno che il web non dimentica e noi, proprio su questa prerogativa, abbiamo fortemente basato l’azione di “manutenzione della MemoriaSenza titolo storica” che, sino ad oggi, ha informato la pagina.

C’è chi, con fare conciliativo anche genuino, ha proposto improbabili incontri, tesi a concordare “unicità di narrazioni”, procedura che, senza voler demonizzare nessuno, si commenta da sola.
Non siamo disposti, nel modo più assoluto, a preconfezionare o precostituire tesi, per risolvere questo problema ci siamo affidati all’uso di metodologie affini a quelle scientifiche.
Con assoluto rispetto per le idee di chiunque, partiamo da una tesi e, se possibile, ne dimostriamo la correttezza, se è necessario, anche con l’aiuto delle testimonianze di persone serie, affidabili, quelle che non hanno bisogno della piuma sul cappello per primeggiare. Verifichiamo che tutto combaci anche alla luce dei supporti documentali testuali e fotografici in nostro possesso e pubblichiamo quanto risulta.
Chi intende affermare l’inesattezza o l’infondatezza di un assunto non ha che da accomodarsi, con validi argomenti e documenti ed in questa sede daremo loro lo spazio necessario. Non dimentichiamo i ringraziamenti anche di quelle persone che, per propri motivi, non intendono esporsi su fb o in un sito e, pur volendo legittimamente conservare il loro anonimato, non rinunciano a testimoniare i fatti di cui sono stati attori o comparse.

Il resto sono soltanto parole che lasciamo al vento di maestrale. …

Carlo

E per tutti coloro che sono giunti alla meta un saluto da Elisabetta Chighini.

E per tutti coloro che sono giunti alla meta un saluto da Elisabetta Chighini.

 

con piero angela (chendel 2018)

carlo hendel

Carlo nasce nei primi mesi del '50 e trascorre la sua infanzia a Roma, nella zona centrale della capitale, a “due minuti a piedi” da Piazza di Spagna. Di padre polacco e con la mamma abruzzese, Carlo aveva un fratello in Polonia, ed ha tre sorelle: una in Polonia e due in Italia. All'età di 22 anni si trasferisce nel paesino abruzzese di Barete e vi svolge attività libero-professionale per circa dieci anni. Consegue la nomina, da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Direzione Agrozootecnica della Casa di Reclusione dell'Asinara, evento che lo farà incontrare con l'isola e con la Sardegna. Vive e lavora con passione all’Asinara, per circa cinque anni, dal 1982. Alla vigilia della trasformazione dell’isola in Parco, partecipa come coautore, al volume “ASINARA” Storia, natura, mare e tutela dell’ambiente (Delfino Editore 1993) curato da A. Cossu, V. Gazale, X. Monbaillu e A. Torre, per la parte riguardante la Storia agricola e l’ordinamento carcerario. ------------------------------------------------------------------------------ L'Asinara non sarà più dimenticata. Blogger dal 2000 sotto vari pseudonimi, e con svariati blog. Nel 2007 pubblica una nota "L'Asinara - La storia scritta dai vincitori" con la quale, per la prima volta, rivendica per l'isola il suo "diritto inalienabile alla storia". Nel 2016 pubblica questo portale personale investendo notevoli energie e risorse solo con l'intento divulgativo e per testimoniare la storia dell'isola senza preconcetti o preferenze, per tutti i periodi e le vicissitudini attraversati dall'Asinara. Prosegue la sua attività lavorativa prima a Castelfranco Emilia (MO), poi a Roma (D.A.P.) ed infine a Viterbo ove maturerà il tempo della agognata quiescenza. All'età di 59 anni la sua vita cambia in modo importante, ma non è questa la sede propria di siffatta narrazione. -------------------------------------------------------------------------------------- Si definisce, da sempre, un ecoagricoltore e ancora oggi, produce olio biologico extravergine di oliva per autoconsumo, coltiva il suo orto con metodi esclusivamente naturali ed alleva animali da cortile. Carlo spesso ama dichiarare di aver avuto cinque o sei vite, ora ha due splendidi nipotini ed un diavolo per capello! Il resto lo lasciamo ai posteri......

2 commenti

  1. In ogni articolo o racconto traspare sempre il grande amore verso questo angolo del mondo così unico e particolare. Grazie Carlo

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